Cancel culture, quelli che si ribellano: Altaforte pubblica i “Racconti fascisti” di Marcello Gallian

giovedì 23 Dicembre 12:04 - di Valeria Gelsi
racconti fascisti

In questi tempi segnati dalla cancel culture, l’ultima pubblicazione di Altaforte edizioni ha il sapore di un manifesto. Ma per capirne il senso bisogna andare oltre il titolo proposto: Racconti fascisti di Marcello Gallian, pubblicato nel 1937. Infatti, nella lente deformante della censura che tutto vorrebbe depennare, abbattere, cancellare – appunto – basterebbe quel titolo a far sobbalzare. Ed è in questo senso, forse, che sta la vera operazione culturale di Altaforte: ribellarsi all’idea che vi siano storie che non si possono conoscere, che non si possono leggere, che non si possono comprendere perché non rientrano nei canoni del pensiero dominante.

Nei “Racconti fascisti” di Gallian «un’Italia che non c’è più»

Gallian fu uomo che aderì convintamente agli ideali del fascismo e fu scrittore e artista molto apprezzato durante il Ventennio. Pluripremiato per i suoi scritti, finì poi nel dimenticatoio nel Dopoguerra. Eppure i suoi romanzi, e i Racconti fascisti in modo particolare, offrono uno spaccato di un’Italia che non esiste più, che non potrà più esistere e che, cionondimeno, appartiene alla nostra storia.

Lo spirito anti borghese, da Fiume alla marcia su Roma

Classe 1902, scrittore e pittore, Gallian era un ragazzino quando scappò di casa per aderire all’impresa di Fiume. «A diciassette anni avere alla cintola un pugnale vero e nel tascapane (il tascapane, perdio) le bombe, vuol dir far festa», raccontò lui stesso delle sue imprese giovanili. Più tardi aderì a San Sepolcro e marciò su Roma, sempre all’insegna di una potente pulsione anti borghese. Un tratto che mantenne poi in tutta la sua vita e in tutta la sua opera e che lo portò anche ad assumere un occhio più critico nei confronti del fascismo che s’era fatto regime.

La ribellione alla cancel culture

Massimiliano Soldani, che firma la prefazione, lo presenta come un «guascone» e, descrivendone l’opera, sottolinea che «realtà, descrizione formale della realtà, è la parola d’ordine». E così si presenta Racconti Fascisti: come un’opera che immortala il popolo italiano degli anni Trenta nella propria vita quotidiana. Che, come si legge nella sinossi, «ci accompagna in un’Italia che non c’è più», attraverso episodi che «permettono di fare un viaggio nel tempo senza fine». Soprattutto, «attraverso uno spaccato sociale, Gallian ci narra la realtà di un uomo che ha creduto fortemente negli ideali del Ventennio, che per essi ha lottato e scritto». E che per questo, poi, è stato destinato a quell’oblio da cui Altaforte oggi lo tira fuori, con un’operazione culturale che va oltre il singolo autore e oltre la singola epoca. E della quale, di questi tempi, c’è un gran bisogno.

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