Stato di emergenza, i dubbi dei costituzionalisti: proroga solo in presenza di dati davvero gravi

martedì 2 Novembre 19:57 - di Redazione

“La proroga dello stato di emergenza, così come quella dell’utilizzo del green pass, credo sia inevitabile. Con l’autunno, com’era facile immaginare, salgono i contagi e aumentano i rischi per i non vaccinati”. Lo dice Francesco Boccia, ex Ministro per gli Affari regionali, parlando con i giornalisti al Nazareno.

Parole che fanno comprendere quale sia la posizione del Pd: già schierato per lo stato di emergenza al di là dei numeri di contagi e ricoveri. “Entro questo mese – prosegue Boccia – dobbiamo raggiungere il 90% di popolazione vaccinata perché solo così difenderemo fino in fondo le reti sanitarie e potremo tenere il Paese aperto e in sicurezza. Nelle prossime settimane c’è il rischio per alcune Regioni di cambiare colore a causa dei comportamenti irresponsabili di chi non crede nei vaccini, finendo per danneggiare le stesse reti sanitarie”.

Eppure tra gli stessi virologi i pareri non sono concordi. Non c’è alcun bisogno di prorogare lo stato di emergeneza secondo Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica dell’ospedale Sacco di Milano, che interviene così per l’Adnkronos Salute nel dibattito di queste ore. “Certamente la situazione è da tenere sotto controllo con attenzione”, premette l’esperta. Ma “per mantenere le misure” di cautela e prudenza “di cui abbiamo bisogno – osserva – non c’è necessità di uno stato d’emergenza. Quindi non capisco a cosa potrebbe servire prolungarlo”.

A ciò si uniscono i dubbi del costituzionalista Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale a Roma Tre. “Lo stato di emergenza è prorogabile per legge se necessario – afferma – in quanto da un punto di vista giuridico è il presupposto per operare in modo più efficiente. Ma la proroga, essendo trascorsi due anni dal primo stato di emergenza, dovrà essere adeguatamente motivata o limitata ad alcuni provvedimenti necessari, come l’aquisto dei vaccini”.

Secondo Celotto, “lo stato d’emergenza in questo momento ha infatti una valenza simbolica. Per trovare un bilanciamento con la psiche collettiva e stemperare gli animi in una situazione così affannosa”, invece di una proroga tout court “si potrebbe optare per uno ‘stato di emergenza limitato’. Cioè, Draghi potrebbe arrivare a dire – conclude – che si accomoda lo stato di emergenza alle esigenze più urgenti del momento, come acquisto apparecchiature e vaccini”.

E ancora il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli afferma che “la proroga dello stato d’emergenza non può avvenire senza una motivazione grave, una novità che si determina e che può giustificare. Potrebbe essere la ripresa dell’epidemia così accentuata da richiedere che queste misure vengano introdotte e mantenute”.

“I dati epidemiologici sono elemento tecnico e presupposto per un provvedimento restrittivo – continua –  Perciò devono essere necessariamente conosciuti e non equivoci; palesi e gravi”. “E’ vero che i dati sintetici vengono diffusi – prosegue Mirabelli – Ma sono degli aggregati finali, mentre sarebbe opportuno conoscere totalmente quelli epidemiologici. Il Parlamento quindi può e deve essere protagonista. Ha potere ispettivo nei confronti del Governo, può richiedere i dati ed offrirli all’opinione pubblica. Tanto più che l’adozione dello stato d’emergenza può avvenire solo per decreto legge del Governo, riconvertito dal Parlamento che ha la responsabilità ultima”.

Secondo il presidente emerito della Corte, “non c’è rischio per la democrazia. Non siamo in presenza di un contesto da stato autoritario. Ma è necessario evitare che si inneschino abitudini ingiustificatamente restrittive che, se ci fosse una svolta autoritaria, potrebbero preordinare meccanismi utilizzabili in quella prospettiva”.

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