Roma, i fascisti, la saga dei fratelli Augello: il dibattito sul libro “C’era una volta mio fratello”

martedì 30 Novembre 16:23 - di Annalisa Terranova

“La politica dev’essere sogno, avventura, emozioni, se no è una schifezza”. Lo ha detto Andrea Augello a conclusione della serata dedicata al suo libro, C’era una volta mio fratello, che ha visto confrontarsi all’Hotel Albani di Roma Gaetano Quagliariello, Goffredo Bettini e Francesco Storace e Luca Telese in veste di moderatore. E qual era il sogno di Tony? Il suo progetto? Come scrive Andrea nel suo libro “era costruire un nuovo modello di radicamento sociale nella città, di cui il nostro gruppo avrebbe rappresentato un primo laboratorio sperimentale…”.

Eravamo nel 1976, e Tony Augello riusciva a vedere più avanti degli altri. Basta guerre generazionali, meglio le lotte sociali. A quel modello si arriverà infatti molti anni dopo, con quella che Francesco Storace ha definito la mappatura dei bisogno sociali della città. Un progetto coronato proprio dalla vittoria di Storace alla Regione Lazio. Preceduta da quella di Silvano Moffa alla Provincia di Roma.

“Quando ci riunivamo in federazione con Teodoro Buontempo e Tony – ha raccontato Storace – lui faceva scientificamente la mappa delle zone che a Roma erano abbandonate, dove non c’erano risposte, dove fermentava disagio sociale. E ci incitava ad essere presenti, a rompere il muro dell’emarginazione e ci siamo riusciti”.

Tony, ideatore della candidatura di Gianfranco Fini a sindaco di Roma, è stato il capo della destra romana da quando a Roma c’era Rutelli sindaco fino alla sua scomparsa, avvenuta nell’aprile del 2000, a soli 44 anni. “Ho avuto modo di apprezzarlo – ha raccontato Goffredo Bettini – e lui di apprezzare me, pur definendomi ‘una mente affilata in un corpaccione da ippopotamo’ “.

Bettini ha parlato della formazione dei giovani di destra e di quelli, come lui, di sinistra, della loro indisponibilità a vivere con rassegnazione il loro tempo, della loro furia di cambiare le cose. Un percorso che Andrea ha saputo raccontare nel suo libro che è un po’ la biografia di una comunità oltre che il racconto della vita di Tony. Una “comunità di vinti” ma che aveva molta buona volontà, molta lucida follia, molta tenacia nell’abbattare muri, pregiudizi, etichette anacronistiche.

E’ una storia che si confonde con quella del FdG degli anni Ottanta, con quella di Alleanza nazionale a Roma, con quella dell’associazione femminile Centro Studi Futura, con quella culturale di riviste come La Contea e Segnavia. Un bagaglio di idee, un’eredità, oggi conservati nell’archivio dell’associazione Dodici Querce che Andrea Augello ha inaugurato pochi mesi fa. 

Sono i racconti più dei manuali, ha spiegato Quagliariello, a farci capire cosa sono stati i partiti. Il racconto di Andrea Augello – ha aggiunto – ci fa capire cosa è stato il mondo di destra per quei due fratelli così uniti e differenti (uno biondo e l’altro moro, uno sempre sorridente l’altro sempre strafottente, uno empatico e l’altro algido), cosa è stato il Msi, cos’è stato il neofascismo. Sono i racconti di questo tipo che fanno la storia più di chi professa il mestiere di storico.

“Bisogna fare della politica qualcosa che vale un racconto come l’Edda – ha concluso Andrea Augello – che poi quella era gente rude ma capace di poesia. E bisognava provarci a fare questo racconto che mi è costato tanto emotivamente, per dare il senso di una continuità. Altrimenti chi ce lo faceva fare?”. Tutta colpa di Dumas, di Salgari, dei Tre Moschettieri, del capitano Achab e di Moby Dick. Le letture che hanno infiammato gli orizzonti dei fratelli Augello e li hanno convinti a guidare da giovanissimi una piccola “compagnia di ventura” per andare all’assalto di tutti i conformismi.

 

 

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