Riforme istituzionali, Meloni: «Io ci sto: si parta dal presidenzialismo. E si elegga una Costituente»

mercoledì 17 Novembre 12:06 - di Federica Parbuoni
meloni presidenzialismo

Sì al confronto per le riforme costituzionali, al quale è «favorevolissima». Giorgia Meloni accoglie positivamente l’idea lanciata da Giuseppe Conte. Ma, rispetto al leader M5S, preferirebbe che si trattasse davvero di «una nuova Costituente», ovvero che la nuova fisionomia istituzionale italiana venisse scritta da un’Assemblea appositamente eletta, in concomitanza con le prossime politiche. Perché, ha spiegato la leader di FdI, un Parlamento così «eterogeneo» come questo rischia di non riuscire a centrare l’obiettivo. Che per Meloni è, principalmente, quello del presidenzialismo.

Meloni: «Sì alle riforme, la prima è il presidenzialismo»

«Sono favorevolissima all’idea», ha detto Meloni in un colloquio con La Stampa, dalle cui colonne lo stesso Conte ha lanciato ieri l’idea del tavolo per le riforme istituzionali. «Credo che la più grande riforma che si possa fare in Italia sia quella che porta a un sistema presidenziale», ha aggiunto la leader di FdI, intercettata dal quotidiano a margine dell’assemblea di Confesercenti. Il presidenzialismo, ha rimarcato Meloni, «è una riforma dalla quale dipendono tutte le altre».

Il tavolo? Meglio eleggere un’Assemblea costituente

Dunque, sì senza riserve a un confronto sulle riforme tra tutte le forze politiche. Ma, sul tavolo come strumento per farlo, Meloni non ha nascosto qualche perplessità: «Temo che questo Parlamento non riuscirà a fare nulla di tutto questo, perché è un Parlamento troppo eterogeneo». «Sono disponibilissima a lavorare su queste materie. Credo che la riforma della Costituzione sia un grande tema», ha precisato la leader di FdI, chiarendo che però «forse, se volessimo fare un lavoro serio, dovremmo ragionare intorno all’istituzione di un’Assemblea costituente da eleggere contestualmente alle prossime elezioni politiche».

Per il Colle qualcuno «che faccia rispettare le regole»

Intanto si andrà all’elezione del presidente della Repubblica così come lo conosciamo oggi, con buona pace del “presidenzialismo di fatto” ipotizzato da Giorgetti per Draghi. L’obiettivo «è avere un presidente della Repubblica che faccia il presidente della Repubblica. Quindi, non un presidente amico, non un presidente di parte», ha spiegato Meloni, per la quale Berlusconi potrebbe anche essere «un presidente amico, di parte», come ipotizza il cronista de La Stampa, ma «l’obiettivo al quale lavoriamo è quello di avere un Capo dello Stato che si assuma la responsabilità di far rispettare le regole». «Non è un problema da dove vieni, ma gli obiettivi che ti dai», ha chiarito la leader di FdI, aggiungendo che «temo che altri abbiano idee diverse e che pensino che un presidente serva più a garantire chi perde le elezioni, o aiutare questo o quel partito a stare al governo anche se gli italiani non lo vogliono».

 

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