Nov 04 2021

Annalisa Terranova @ 17:45

Per l’Europa il velo islamico diventa simbolo di libertà. Vergognosa campagna promuove l’hijab

Una campagna del Consiglio d’Europa contro l’islamofobia si trasforma in un vergognoso spot per il velo islamico. La notizia ha dell’incredibile e ha suscitato polemiche a non finire. «La bellezza è nella diversità come la libertà è nell’hijab» recita lo slogan della campagna. Sotto lo slogan le foto di ragazze velate e felici, con scritte che invitano a rispettare l’hijab.

Velo islamico, la campagna ha sollevato reazioni veementi

“Il Consiglio d’Europa non è organo dell’Ue – scrive oggi Il Giornale –  ma l’Ue compare come sponsor del progetto. Lo finanzia generosamente e acriticamente, senza considerare che, per molte donne, quello o altri veli sono invece simbolo d’oppressione. La campagna ha sollevato reazioni veementi, soprattutto in Francia, tanto che il Consiglio d’Europa ha dovuto ritirare il progetto: un imbarazzato portavoce ha assicurato che «questi tweet sono stati cancellati e penseremo a una presentazione migliore per il progetto». Chiamata in causa anche l’Ue, un portavoce della Commissione europea, Christian Wigand, ha spiegato che l’iniziativa si inserisce in una immancabile campagna contro i messaggi d’odio on line. Wigand ha spiegato anche che i tweet rimossi facevano parte di un progetto co-finanziato dall’Ue con 340mila euro nel 2019″.

La Lega chiede all’Italia di alzare la voce

Anche la Lega chiede all’Italia di protestare contro una campagna che definisce il velo islamico un simbolo di libertà. Alessandro Corbetta, consigliere regionale lombardo della Lega, commenta:  “E’ già curioso che il Consiglio d’Europa, che ha fra i propri scopi la promozione dell’identità culturale europea, produca spot contro una presunta islamofobia. Ancora più sconcertante che la campagna si trasformi in una pubblicità a favore dei lati più controversi della religione musulmana – spiega ancora Corbetta -. L’Europa dovrebbe invece difendere le proprie conquiste di libertà e di emancipazione femminile”.

“Sarebbe utile poter contare su campagne promozionali e di educazione civica da parte delle istituzioni europee, ma con messaggi in direzione opposta, che promuovano le pari opportunità, la libertà e i diritti della donna anche nelle comunità musulmane. Il governo Draghi – conclude Corbetta – e i rappresentanti italiani in Europa, a partire dal presidente del parlamento europeo Sassoli, si facciano sentire con forza affinché iniziative simili non vengano più proposte”.