Non solo Fedez, la nuova icona di sinistra e gay è il prete anti-Pillon. Che si fa chiamare “Nandez”

mercoledì 10 Novembre 16:12 - di Valeria Gelsi
prete pillon

Sta riscuotendo una certa popolarità sui social e negli ambienti gay il parroco di San Ginese di Compito, frazione di Capannori, in provincia di Lucca, don Nando Ottaviani. Il sacerdote un paio di settimane fa ha annunciato che ogni mercoledì avrebbe detto messa per le vittime dell’omofobia, guadagnandosi così un ritratto ai limiti dello svenevole su Repubblica, che ne ha ricordato anche l’attivismo social e le schermaglie con il senatore Simone Pillon, accusato dal prete di essere «un pover’uomo privo di valori cristiani» per le sue battaglie contro l’approvazione del ddl Zan.

Una nuova icona per sinistra e gay

La notizia è stata ripresa con un certo entusiasmo da Next, che gli ha dedicato il titolo «Don Nando Ottaviani, il parroco contro l’omobitransfobia che ne dice quattro a Pillon», ed è stata rilanciata anche da Gayburg, che ha puntato su quella frase contro Pillon, scaturita da un post in cui il senatore leghista raccontava di come la figlia gli chiedesse giochi da femmina, spazzando via «dall’alto dei suoi 3 anni e con poche parole» tutte le costruzioni ideologiche e i «genderismi vari».

Il prete anti-Pillon che dice «la teoria gender non esiste»

D’altra parte, se lo dice un prete che Pillon non è un buon cristiano, chi può mai contraddirlo? Il punto è, però, che don Nando non si limita a pregare contro l’omofobia e la discriminazione, che, insomma, fa anche parte del suo “mandato”, ma sembra avventurarsi anche sul terreno scivolosissimo della valutazione di merito del gender. Secondo quanto riportato da Repubblica, infatti, don Nando avrebbe sostenuto non solo che «le famiglie Lgbtq+ guardano alla loro felicità, vogliono essere accettate e non pretendono matrimoni gay, che la Chiesa non farà mai», ma anche che «la teoria gender non esiste, nessuno trasmetterà ai bambini un germe per farli essere gay». Per questo «serve invece sensibilizzare ed educare i giovani all’attenzione e alla gentilezza verso l’altro senza stereotipi, senza etichettare nessuno». Insomma, par di capire, serve una legge come il ddl Zan.

Le parole del Papa contro «la pericolosa ideologia gender»

Il Papa, però, ha testualmente detto, nel corso della conversazione con i gesuiti di Bratislava, che «l’ideologia gender è pericolosa», che come le altri ideologie ha «un fascino diabolico» e che per la Chiesa «non ha nulla a che fare con la questione omosessuale», perché «se c’è una coppia omosessuale, noi possiamo fare pastorale con loro, andare avanti nell’incontro con Cristo. Quando parlo dell’ideologia, parlo dell’idea, dell’astrazione per cui tutto è possibile, non della vita concreta delle persone e della loro situazione reale».

Da Fedez a “Nandez” il passo è breve

Una precisazione che dovrebbe sgombrare il campo da ogni equivoco, ma che non si ravvisa nelle parole di don Nando Ottaviani riferite da Repubblica, né nella verve con cui si scaglia contro Pillon per la sua strenua battaglia contro il ddl Zan, i cui punti più controversi erano proprio quelli sul gender. Succede così che l’intento meritorio di don Nando di non far sentire nessuno escluso dalla comunità dei cristiani e dalla sua in particolare, finisca per far apparire la parola della Chiesa più simile a quella di Fedez che a quella di Dio, o per lo meno del Papa. E, d’altra parte, sulla sua pagina Facebook, megafono nazionale delle prediche locali, don Nando, tra ripetute icone arcobaleno, si presenta come Nando Ottaviani senza “don”, ma con un “nome d’arte” tra parentesi: Nandez.

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