Maxi truffa sulle bollette e sui “certificati bianchi”: 22 arresti tra Italia e Germania

martedì 23 Novembre 10:58 - di Paolo Lami
bollette caro

Ventisette milioni di euro che gli italiani hanno pagato indebitamente alla voce “oneri di sistema” sulle bollette elettriche dal 2016 al 2020 sono finiti, attraverso una maxi truffa fra Italia e Germania, scoperta dalla guardia di Finanza, sui conti correnti di una organizzazione con base a Torino che, sfruttando le falle legislative delle norme sui cosiddetti “certificati bianchi”, cioè i titoli di efficienza energetica, ha poi reinvestito e riciclato i proventi in criptovalute, beni di lusso, fra cui ville a Ischia e Ventotene, e auto.

L’inchiesta, avviata nel luglio del 2019 dal Nucleo Polizia Economico Finanziaria di Aosta, ha portato alla luce la maxi truffa messa a segno dal gruppo criminale con base nella provincia di Torino, imperniata intorno al meccanismo dei cosiddetti ‘certificati bianchi‘, o titoli di efficienza energetica, principale strumento di promozione dell’efficienza energetica in Italia, introdotto nel nostro ordinamento a partire dal 2005.

Alla base del meccanismo della truffa c’è l’obbligo, da parte delle aziende distributrici di energia elettrica e gas con più di 50mila clienti finali, di ottenere annualmente determinati obiettivi di risparmio energetico.

Il punto è che le aziende che distribuiscono gas ed elettricità possono assolvere al proprio obbligo di risparmio energetico realizzando progetti di efficienza energetica, sulla carta, che diano diritto ai “certificati bianchi”, oppure acquistando i certificati stessi da altri operatori del settore, le cosiddette Esco, le Energy Service Company Esco,  società che scelgono volontariamente di realizzare progetti di riduzione dei consumi negli usi finali di energia.

Insomma un meccanismo che sembra fatto apposta per lasciare ampi margini di manovra ai truffatori. E così, infatti, è stato in questo caso.

Il Gse, il Gestore dei Servizi Energetici Spa, società a partecipazione pubblica, riconosce sia alle aziende distributrici sia alle Esco un controvalore in certificati in misura corrispondente al risparmio di energia derivante dagli interventi realizzati. I certificati sono poi liberamente scambiabili sul mercato dei Titoli di Efficienza Energetica gestito, a sua volta, dal Gme, il Gestore dei Mercati Energetici Spa.

Il meccanismo si esaurisce con la presentazione annuale dei ‘certificati bianchi’ al Gse da parte delle aziende distributrici. Che, in questo modo, dimostrano il raggiungimento, sempre sulla carta, degli obiettivi di risparmio prefissati e, contestualmente, maturano il diritto all’ottenimento di un contributo tariffario in denaro da parte della Csea, la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali.

L’entità del contributo pubblico erogato dalla Cassa è parametrato al valore di mercato dei certificati bianchi scambiati. E da dove prende i soldi la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali? Dalle bollette che pagano gli italiani.

L’operazione, infatti, viene finanziata, in ultima analisi, da tutta la collettività, attraverso i prelievi operati sulle bollette energetiche alla voce ‘oneri di sistema‘ (per l’energia elettrica, la componente tariffaria è chiamata UC7).

L’indagine delle Fiamme Gialle, inizialmente coordinata dalla Procura di Aosta e, nella fase finale, da quella di Torino, è iniziata nel Comune aostano di Saint Christophe, dove i finanzieri hanno scoperto la prima delle otto Esco fantasma complessivamente individuate nel corso dell’intera attività, amministrata da un prestanome e ubicata all’interno di un magazzino dismesso.

La società valdostana fantasma è riuscita ad ottenere indebitamente, a fronte di 26 falsi progetti presentati al Gse, circa 27.000 ‘certificati bianchi’, rivenduti a un controvalore di poco superiore a 8 milioni di euro.

In questa fase è emerso il coinvolgimento di alcune società tedesche che, per consentire alla Esco valdostana di giustificare la propria apparente operatività, hanno emesso nei confronti di quest’ultima svariate fatture per consulenze mai prestate, per più di un milione di euro.

Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, e l’utilizzo dei cosiddetti trojan i finanzieri hanno scoperto l’organizzazione che, da un anonimo ufficio di Torino, gestiva, oltre a quella valdostana, altre sette Esco formalmente ubicate nelle province di Milano, Torino, Varese, Asti, Vercelli e Biella, in realtà vere e proprie scatole vuote utilizzate al solo scopo di ottenere e scambiare “certificati bianchi”.

Il tutto, come rileva il gip nell’ordinanza, reso possibile “sfruttando le falle del sistema legislativo dell’incentivazione del risparmio energetico globale”, se si considera che le fasi di accreditamento presso il Gse, nonché di presentazione e valutazione dei progetti sono avvenute esclusivamente in modalità telematica, senza alcun effettivo reale riscontro sul campo.

Attraverso la maxi truffa le Esco individuate hanno ottenuto indebitamente certificati bianchi per un valore complessivo di 27 milioni di euro, finanziati, come detto anche a spese degli utenti finali, tramite i prelievi operati sulle bollette energetiche alla voce “oneri di sistema” o UC7 nel caso dell’energia elettrica.

In totale, per realizzare la truffa, son stati presentati 95 falsi progetti riguardanti lavori mai effettuati (prevalentemente sostituzione di caldaie, coibentazione di pareti, cappotti termici) su immobili realmente esistenti sul territorio nazionale che, insieme a ditte e persone inconsapevoli, sono stati sistematicamente individuati attraverso semplici ricerche sul web.

Quattordici degli oltre 27 milioni di euro  sono stati riciclati attraverso un collaudato sistema di false fatturazioni tra le otto Esco e numerose società italiane ed estere compiacenti, ovvero costituite ad hoc.

Il denaro, di volta in volta rapidamente bonificato su conti aperti in Albania, Bulgaria, Germania, Liechtenstein, Malta, Principato di Monaco, Slovenia, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Ungheria, rientrava in Italia in contanti, attraverso corrieri, per poi essere reinvestito in strumenti finanziari, criptovalute e immobili di lusso tra cui due ville a Ischia e Ventotene.

Tra gli indagati per attività di riciclaggio del denaro, tutti colpiti dalla misura della custodia cautelare in carcere, un commercialista e un dipendente di un istituto bancario mentre altri due corrieri di denaro contante, anch’essi arrestati per riciclaggio, percepivano il Reddito di Cittadinanza.

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