Gli eredi rivogliono il castello dell’operazione Valchiria, l’attentato a Hitler del 1944

martedì 30 Novembre 18:09 - di Redazione
Hitler

Il nipote del principe Friedrich Solms-Baruth III vuole indietro dallo Stato il castello di Baruth, che servì da base operativa per preparare l’attentato del 20 luglio 1944 ad Adolf Hitler. E tutti i beni sottratti alla sua famiglia.

Il nipote: mio nonno ha subito 9 mesi di torture

Il nipote del principe – scrive il Corriere – porterà in tribunale il 9 dicembre la sua richiesta di «verità storica». E di restituzione dei beni sottratti (con la tortura) dalla Gestapo al nonno, reo di aver tramato contro il Führer. «Ancora oggi la Germania rifiuta di restituirci quanto ci fu estorto», racconta. «E mio padre non aveva mai dimenticato quando vennero a prendere il nonno, dopo l’attentato fallito: 9 mesi di torture, unghie strappate per carpire confessioni, nella casa degli orrori in Prinz Albrecht Strasse a Berlino. Alla fine gli offrirono, prendere o lasciare, di firmare la cessione di tutto, in cambio della vita della sua famiglia».

Una battaglia legale che va avanti dal 1990. Un caso che non si chiude perché – spiega il nipote del principe – “aprirebbe le porte a rivendicazioni di altre 10-20 mila famiglie”.

L’attentato a Hitler, chi era von Stauffenberg

Il complotto vide a capo il colonnello Claus von Stauffenberg, interpretato sul grande schermo da Tom Cruise nel film del 2008 Valkyrie. “Stauffenberg, capo di stato maggiore della riserva, era nato nel 1907 – scrive Avvenire in un articolo uscito in occasione dell’anniversario della mancata uccisione di Hitler –  in una famiglia cattolica della nobiltà decaduta di Stoccarda. Fu educato alla religione della libertà e, ancor di più, al culto dell’onore. Il futuro attentatore del Führer, già sedicenne, fu ammesso infatti a uno dei cenacoli del poeta germanico Stefan George, il cosiddetto “terzo circolo”, che raccoglieva i seguaci più giovani del Maestro…”.

Il colonnello portò la valigetta nella Tana del Lupo di Hitler

Fu lui a portare la valigetta con l’esplosivo nella Tana del Lupo, quartier generale del Führer, e a piazzarla sotto un tavolo mentre era in corso un summit tra Hitler e i suoi più stretti collaboratori e ufficiali. “Il colonnello con un pretesto, riuscì a defilarsi lasciando sotto il tavolo del vertice una borsa che conteneva una bomba con il dispositivo a tempo già innescato. Qualcuno, accanto a Hitler, nel frattempo, avvertì la presenza intralciante della borsa sotto il tavolo, e la spostò di pochi centimetri”. Fu proprio quella involontaria manovra a salvare la vita del Führer e a far fallire l’attentato.

 

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