Confindustria affossa la manovra: «Parlano di reddito di cittadinanza ma le priorità sono ben altre»

venerdì 19 Novembre 15:36 - di Mia Fenice
Confindustria

La manovra targata Draghi non piace a Confindustria.  La manovra “è un’occasione storica” e deve essere «il primo mattone di quella grande casa che dobbiamo costruire con quella anima del Pnrr. E invece vediamo che si va a discutere su cose che non vanno ad intercettare quei problemi e non vanno a dare risposta alle categorie che nelle crisi soffrono di più: i giovani, le donne e i lavoratori a tempo determinato». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi nel corso del suo intervenendo in occasione dell’Assemblea di Confindustria Firenze è implacabile e boccia duramente lo strumento inutile e dannoso del reddito di cittadinanza. «Invece – continua – abbiamo visto la battaglia delle bandierine come quella, emblematica, per il rifinanziamento del reddito di cittadinanza».

Confindustria: «Fare le riforme, i soldi ci sono»

Per il leader degli industriali «bisogna fare le riforme che da trent’anni si dicevano che non si potevano fare perché non c’erano le risorse. Oggi questa scusa non c’è più: i soldi ci sono». Il presidente degli industriali poi puntualizza che Confindustria intende supportare “l’azione riformatrice di questo governo”. Confindustria, aggiunge, «è sempre stato un partner strategico del Paese. Come tale è il nostro dovere mettere in evidenza come migliorare i provvedimenti affinché il Paese possa crescere economicamente e socialmente. Non critichiamo perché ci piace criticare ma lo facciamo per amore del nostro Paese. Il nostro rammarico è che il nostro Paese non ci ama come noi lo amiamo».

Manovra, le critiche delle associazioni auto

Dure critiche anche dalle associazioni che rappresentano in Italia l’intero mondo della mobilità sostenibile e le filiere industriali  e commerciali automotive.  Le associazioni si definiscono “coese ed incredule” di fronte alla totale assenza, nella legge di bilancio, di misure per affrontare la transizione ecologica ed energetica della mobilità. In una nota congiunta Anfia, Aniasa, Assofond, Federauto, Motus-E, Ucimu e Unrae sottolineano come «le istituzioni, in occasione della programmazione economica del Paese, sembrano non intenzionate a intervenire nonostante l’attiva partecipazione ai lavori del “Tavolo Automotive” abbia prodotto diverse proposte di intervento, sia di politica industriale per la riconversione della filiera automotive, che di pianificazione pluriennale di sostegno all’acquisto di veicoli a zero e bassissime emissioni per cittadini ed imprese.

Le misure sulla transizione energetica sono assenti nel Pnrr

Peraltro, si osserva in una nota, «la mancata previsione di un intervento strutturale nella legge di bilancio si somma all’assenza di misure specifiche nel Pnrr nella componente “transizione energetica e della mobilità sostenibile” una scelta che fa dell’Italia «l’unico Paese europeo, con un’importante vocazione manufatturiera automotive, che non sostiene ed instrada il consumatore verso l’acquisto di auto e veicoli commerciali a zero e bassissime emissioni, né interviene con specifiche misure di salvaguardia dei livelli occupazionali».

Le associazioni definiscono «gravissimi gli impatti previsti sul mercato ed i rischi di tenuta della filiera nazionale, in assenza di un piano strategico che abbia come obiettivo quello di favorire il rinnovo del parco circolante, ancora tra i più vetusti e meno sicuri ed inquinanti d’Europa e sostenere la diffusione di veicoli ecologici, che altrimenti subirà una inevitabile battuta d’arresto».

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