Sport, il Texas vieta ai transgender di gareggiare in squadre diverse dal loro sesso di nascita

sabato 16 Ottobre 13:36 - di Redazione

Il Texas dice no alla partecipazione dei transgender alle competizioni sportive nelle categorie diverse da quelle del sesso biologico.  Tematica controversa esplosa durante le Olimpiadi di Tokyo per la partecipazione ai Giochi della prima atleta trans, la neozelandese Laurel Hubbard. Che ha gareggiato nel sollevamento pesi nella categoria femminile. 

Sport, il Texas dice no agli atleti transgender

Sul tema lo Stato repubblicano pronuncia una parola chiara. Il Senato infatti ha approvato un disegno di legge che obbliga gli atleti transgender a competere nelle squadre del sesso registrato alla nascita. E non del sesso in cui si identificano. Sarà ignorato quello che le associazioni per i diritti definiscono il percorso di transizione di un agonista. Se maschio alla nascita, dovrà gareggiare con squadre maschili. Se nata femmina, l’atleta dovrà iscriversi obbligatoriamente in squadre composte da donne. L’unica eccezione per gli atleti transgender sarà fatta se non ci sono squadre del proprio sesso biologico in un determinato sport.

La legge sul tavolo del governatore Abbott

Il controverso provvedimento era già stato varato dalla Camera. Ora è approdato sulla scrivania del governatore repubblicano Greg Abbott. Il divieto ai transgender di gareggiare negli sport o nelle squadre femminili è una delle crociate da tempo portate avanti dall’ex presidente Donald Trump. Ora, neanche a dirlo, le associazioni per la difesa dei diritti civili sono sul piede di guerra  contro la legge che bollano come discriminatoria.

La scia di polemiche dopo le olimpiadi di Tokyo

In Italia il via libera olimpico ai trans nelle categorie femminile ha suscitato la dura reazione di Fratelli d’Italia. Che ha parlato di delirio ideologico transgender. “È la fine dello sport femminile”, dicono dal partito di Giorgia Meloni. Che denuncia il grave rischio che “uomini transessuali, o che si percepiscono come donne. possano gareggiare in competizioni riservate alle donne dalla nascita. Un rischio altissimo, quello di Tokyo insomma è un precedente gravissimo”.

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