Regeni, probabile processo in contumacia per i 4 agenti segreti egiziani

martedì 12 Ottobre 20:07 - di Redazione

Il processo nei confronti dei quattro 007 egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni si aprirà giovedì a Roma, nell’aula bunker di Rebibbia.

Lo scorso 25 maggio il gup accogliendo le richieste della procura di Roma, dopo una camera di consiglio di tre ore, ha rinviato a giudizio gli agenti della National Security del Cairo, i Servizi di intelligence egiziani.

Il primo nodo da sciogliere sarà quello dell’assenza degli imputati, già affrontato nell’udienza preliminare, quando il gup Pierluigi Balestrieri ha superato la questione evidenziando come “la copertura mediatica capillare e straordinaria ha fatto assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio”.

Il tema si riproporrà anche nella prima udienza davanti ai giudici della terza Corte d’Assise presieduta da Antonella Capri: se verrà valutato che la sottrazione è stata volontaria allora il processo andrà avanti, seppure con gli imputati in contumacia.

I quattro agenti della National Security, individuati grazie alle indagini della Procura di Roma, sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest’ultimo i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

L’indagine, partita subito dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni il 3 febbraio 2016 lungo la strada che dal Cairo porta verso Alessandria, è stata affidata sin dalle prime battute al pm Sergio Colaiocco, prima sotto il coordinamento dell’allora procuratore Giuseppe Pignatone e proseguita poi sotto la guida dell’attuale procuratore capo Michele Prestipino.

Un’inchiesta che ha avuto la svolta più importante il 4 dicembre 2018.

In quella data la Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati cinque 007 egiziani, alti ufficiali dei servizi segreti civili e della polizia investigativa d’Egitto, accusati di sequestro di persona.

Un risultato frutto del lavoro portato avanti anche grazie Sco e Ros, parte attiva nelle indagini italiane.

Con la chiusura dell’inchiesta del 10 dicembre scorso e la richiesta di processo del 20 gennaio i pm romani contestano al generale Sabir Tariq, ai colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif il sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest’ultimo le lesioni aggravate, essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio 2017, e il concorso in omicidio aggravato.

“Ho visto Giulio ammanettato a terra con segni di tortura sul torace” ha riferito un testimone che per 15 anni ha lavorato nella sede della National Security “dove Giulio è stato ucciso. Al primo piano della struttura c’è la ‘stanza 13′ dove vengono portati gli stranieri sospettati di avere tramato contro la sicurezza nazionale. Il 28 o 29 gennaio ho visto Regeni in quella stanza con ufficiali e agenti“, ha raccontato il testimone come riferito dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, insieme al procuratore capo di Roma Michele Prestipino, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del ricercatore italiano. Una testimonianza a cui se ne sono aggiunte altre, raccolte dai pm di piazzale Clodio, che accusano i quattro 007 egiziani.

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