Green pass dal 15 ottobre, mondo del lavoro in ginocchio. Zaia: «Controlli in azienda o sarà la paralisi»

sabato 9 Ottobre 9:59 - di Redazione

Allarme certificato verde nei luoghi di lavoro. A una settimana dall’obbligo del green pass crescono caos e preoccupazione.

Dopo infiniti dibattiti e polemiche dentro la stessa maggioranza  lo scorso 16 settembre il governo ha approvato il decreto. Che rischia di paralizzare il mondo del lavoro. Green pass obbligatorio per tutti i tutti i lavoratori,  pubblici e privati. Dipendenti, professionisti e autonomi. La misura scatterà dal 15 ottobre e durerà fino al 31 dicembre. Termine di cessazione dello stato di emergenza.

Green pass, fallisce il ricatto del governo

Conti alla mano, il governo ha fallito l’obiettivo di rendere la vita difficile ai no vax incrementando la vaccinazione. Invece di indurre i riluttanti a vaccinarsi per mantenere il posto di lavoro e una normale vita di relazioni, ha spinto le persone a tamponarsi. Così scatterà la corsa forsennata ai tamponi? Ma chi li pagherà? E qui si annida il problema che rischia la paralisi aziendale. Testimoniata dal grido d’allarme degli imprenditori. Che rischiano di perdere il personale se non si accollano i costi dei tamponi. Che hanno validità per solo 48 ore.

Zaia: controlli in azienda o sarà paralisi

Il govenatore del veneto Luca Zaia fotografa con preoccupazione il caos che scoppierà nelle aziende il 15 ottobre. “Perché – dice – non saremo in grado di offrire a tutti i non vaccinati un tampone ogni 48 ore. Gli imprenditori con cui parlo io sono preoccupatissimi”.  Non si tratta di contestare il Green Pass – sottolinea – ma di guardare in faccia la realtà: gran parte di questi 590 mila non vaccinati probabilmente non si vaccineranno mai. E del resto una quota di scettici c’è in tutti i paesi per qualsiasi vaccinazione”.

“Il decreto va modificato, è irrealistico”

Zaia conferma la sua proposta, consentire di fare i test fai da te nelle aziende, con la sorveglianza delle imprese. “I tamponi nasali sono certificati e diffusi in tutto il mondo. I controlli in questo caso si farebbero direttamente in azienda. Oggi il costo è a carico dei lavoratori. Tra gli imprenditori c’è chi è anche disposto a pagarli di tasca sua. Se acquistati in grandi stock possono costare dai 4 ai 7 euro”. Per Zaia è necessario semplificare la procedura per il tampone, modificare il decreto in corso d’opera. “Per fare fare in modo che le scelte del governo si possano applicare nella vita reale”.

Confindustria fa marcia indietro

Le associazioni di categoria sono sul piede di guerra.  Confindustria, favorevole al certificato verde, si è amaramente pentita. Dopo aver invitato gli imprenditori a non spendere una lira in tamponi, ora l’associazione degli industriali avanza l’ipotesi che assumersi il costo sia, purtroppo e controvoglia, l’unica strada praticabile. In Emilia Romagna dal numero uno di Confindustria, Valter Caiumi, arriva la proposta di  ridurre la spesa attraverso accordi specifici.

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