Gli esodati del Green pass: chi sono i discriminati della carta verde. Il “pasticcio” del governo

giovedì 30 Settembre 8:52 - di Gabriele Alberti
Esodati del green pass

Non ci sono solo gli esodati della legge Fornero, ci sono anche quelli del Green pass. Come se non bastassero le contraddiziooni e il caos innescato dall’obbligo della carta verde, ora molti guariti si trovano senza “lasciapassare”. A fare una ricognizione degli italiani rimasti nel limbo è la Verità in edicola oggi. Che con una felice espressione rimanda a quesgli italiani periodicamente vittime di un sistema farraginoso e seppo di erori. I veri discriminati sono paradossalmente proprio i guariti . I quali, sulla carta, “hanno un’immunità paragonabile a quella dei vaccinati, per almeno un anno. Ma in realtà, possono scaricare il lasciapassare solo se fanno la prima dose entro sei mesi. Attualmente, per i soggetti guariti dal Covid, senza vaccino, la durata del certificato verde resta di 6 mesi (180 giorni). La legge di conversione del primo decreto green pass prevede infatti un allungamento dei tempi di validità della carta verde, da 9 a 12 mesi, solo per le persone che hanno finito il ciclo vaccinale, ma non una proroga per chi ha avuto il coronavirus”.

Gli esodati del Green pass: i discriminati sono i guariti

Questa la situazione insensata: i guariti dal Covid non hanno la possibilità di scaricare il green pass per le loro quotidiane attività. La tempistica li discrimina di fatto.  “Secondo una circolare del ministero della Salute, i negativizzati possono fare il vaccino entro un anno dall’infezione: quindi sono considerati protetti dall’infezione come chi è vaccinato”. Ma poi scatta l’assurdo: “per i guariti dal Covid, il green pass è valido solo 6 mesi, come se l’immunità, dopo la malattia, non durasse più 12, ma sei mesi”, analizza l’articolo della Verità. Il disallineamento dei dati è sotto gli occhi di tutti: si tratta di un “pasticcio” creatosi durante la conversione in legge del primo decreto sul certificato verde. Per rimediare in qualche modo, il Parlamento ha chiesto al governo Draghi una proroga:  valutare, per chi è guarito dal Covid ma è senza il vaccino, l’estensione della validità del green pass da 6 a 12 mesi.

Per chi ha passato la malattia il pass vale 6 mesi, anche se l’immunità dura di più

Sarebbe l’unico modo per allineare “chi ha avuto l’infezione da Covid ai vaccinati con doppia dose; o con quella singola, per il monodose Johnson & Johnson”. Siamo in attesa – ma per il momento non arriva nessun segnale da Palazzo Chigi – del varo di un nuovo provvedimento. Che estenda la validità della carta verde anche ai guariti:  perché attualmente, il green pass, per chi si è negativizzato, vale sei mesi dal primo tampone molecolare positivo; anche se si può scaricare – con non poche difficoltà – solo dopo il tampone negativo. Il periodo viene infatti conteggiato da quando è stata documentata l’infezione e non dalla guarigione dalla malattia;  e il certificato di fine isolamento viene trasmesso dal medico di famiglia, o dall’Asl al sistema centrale. Che invia poi al paziente l’Authcode via sms o mail, da usare sul sito internet dgc.gov.it per scaricare il pass”.

Il paradosso, i guariti sono gli esodati del Green pass

Allo stato attuale delle cose il guarito è un esodato: “Dopo sei mesi dall’infezione, se non viene approvata la proroga, incredibilmente, il guarito è trattato come un non vaccinato”. Con la possibilità di ottenere il green pass, obbligatorio dal 15 ottobre per andare a lavorare, solo dopo una dose o il tampone negativo (per 48 o 72 ore a seconda che il test sia rapido o molecolare)”. E qui scatta il meccanismo:  poiché il sistema riconosce facilmente qualcuno solo dopo almeno una dose di vaccino, la carta verde si conferma per quel che è ormai noto: “l’escamotage perfetto per vaccinare senza pretendere l’obbligo – visto che un tampone costa minimo 15 euro e, per lavorare, ce ne vogliono in media due a settimana”.

Si attende che il governo aggiusti il “pasticcio”

In attesa dell’approvazione dalla proroga che estenda  a un anno la validità del green pass per il guarito, ci sono comunque guai:  in molti casi è difficile avere il green pass anche nei sei mesi già previsti per chi si è negativizzato. Qui si entra nel regno dell’incomunicabilità: ci sono difficoltà tecniche di comunicazione tra i medici di base e le Asl di riferimento. “Sul sito ufficiale del governo – leggiamo sulla Verità- tale problematica viene giustificata con il fatto che «solo alcune Regioni hanno trasmesso alla Piattaforma nazionale Dgc i dati delle guarigioni per l’emissione automatica delle certificazioni verdi»;  e si invita a rivolgersi al medico di famiglia o alla Asl perché inseriscano i dati nel sistema. E qui casca l’asino.

Il problema è a monte. “Alcuni medici di base segnalano l’impossibilità di accedere al terminale per inserire i dati del paziente guarito; perché non si incrociano con quelli delle Asl di riferimento e quindi non vengono riconosciuti dal sistema”. E’ il caos. Altri medici  dichiarano di non aver ricevuto indicazioni in merito a come inviare i dati alle Asl. Alcune Asl hanno attivato dei numeri verdi. A volte sono risolutivi, altre no. E quando ti senti rispondere: «in questo momento non è possibile rispondere alla sua chiamata. Riprovi più tardi», la sensazione di essere in una situazione kafkiana è deprimente e rabbiosa.

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