Enrico Ruggeri: «L’astensionismo? Le superstar favoriscono l’affluenza, se si fossero candidati…»

venerdì 8 Ottobre 13:20 - di Mia Fenice
Enrico Ruggeri

Ancora una volta Enrico Ruggeri non risparmia critiche al governo. Durante la pandemia «lo Stato ha lasciato soli gli artisti, li ha umiliati con quella frase infelice dei cantanti che ci fanno tanto divertire». Ospite della trasmissione radiofonica di Rtl 102.5 “Giletti 102.5” il cantautore, quest’anno Premio Tenco alla carriera, è netto nel valutare il comportamento del governo durante la pandemia verso il mondo della musica e dello spettacolo.

Enrico Ruggeri: «Assoluta incompetenza…»

«Soprattutto – ha continuato – ha mostrato poca conoscenza dell’argomento perché il concerto non è un ristorante. Perché se tu dici “da oggi tu puoi suonare davanti a duemila persone” io posso organizzare questo concerto tra sei mesi e parlo dei concerti della mia capienza. Non oso immaginare per i concerti di gente come Vasco Rossi dove devi fare una promozione, un’organizzazione capillare per portare 50.000 persone in uno stato. È evidente che tutto quello che è stato fatto sul mondo dello spettacolo, al di là del disinteresse, dimostra assoluta incompetenza sui problemi veri del mondo dello spettacolo».

Enrico Ruggeri sull’astensionismo

Nel corso della trasmissione si parla anche delle amministrative. Enrico Ruggeri sul tema dell’astensionismo ha le idee chiare. «Intanto continua ad esserci una progressiva disaffezione per la politica. Sono anni nei quali abbiamo sentito gente dire “noi con quelli non ci andremo mai” e poi andarci al governo o “quello è il mio migliore amico” e poi dividersi. Questo comportamento un po’ opportunistico di tutta la classe politica ha raffreddato la gente. Aggiungerei un dato: siccome fare il sindaco non è un ruolo appetibile come poteva essere vent’anni fa, mancavano le superstar. La premessa per la discesa in campo di Berlusconi fu quando gli chiesero chi avrebbe votato a Roma. I due contendenti erano Fini e Rutelli, entrambi gli schieramenti avevano messo in campo le superstar».

«Se si fossero candidati…»

«Se si fossero candidati i vari Salvini, Meloni, Renzi o Letta, queste “rockstar di Twitter” – conclude l’artista – non so i risultati finali ma l’affluenza sarebbe stata diversa, da una parte e dall’altra. Se si schiera la Meloni i fan della Meloni vanno a votare e quelli avversi invece vanno a votare per evitare che vinca lei. Le superstar favoriscono l’affluenza».

Il durissimo attacco

Non è la prima volta che il cantautore  si scaglia contro il governo. A marzo dello scorso anno in un’intervista al Giornale.it aveva puntualizzato che questo  governo «come il precedente, sembra essere tenuto in scacco dai virologi. E guardi che adesso è molto semplice stare al governo». Nel senso che «se le cose vanno bene è merito dei dpcm e di chi sta a Palazzo Chigi». Se vanno male è colpa «nostra. Perché siamo usciti, ci siamo incontrati… la movida. Insomma lo spartito ormai è ben noto…».

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