Drieu la Rochelle dinanzi alle rovine: pubblicato lo scritto autobiografico “Intermezzo romano”

martedì 26 Ottobre 11:54 - di Vittoria Belmonte
Drieu La Rochelle

Drieu la Rochelle scriveva del “suo” Gilles, il personaggio in cui più si identifica: “Sono una pietra che rotola, spogliandosi del suo muschio“.  Da inquieto viaggiatore quale era, Drieu dedicò alla Città eterna  (nel 1944) la novella autobiografica Intermezzo romano, oggi tradotta per la prima volta in italiano a cura di Marco Settimini (ed. Aspis).

Drieu e l’Europa in decadenza

Lo scrittore cammina per Roma come un viandante atterrito dalla decadenza e che allo stesso tempo ne subisce il fascino. Quello della decadenza è sempre stato il grande tema, la questione attorno a cui ruotano gli scritti del romanziere suicida, esponente di punta del “romanticismo fascista”. E quale città meglio di Roma, con le sue rovine, con la sua testimonianza dell’antichità, poteva ispirarlo?

«Il suo punto di vista sui monumenti e in particolare sulle rovine è quello espresso ne Il giovane europeo a proposito del Medioevo mediterraneo», scrive Marco Settimini. «Quegli uomini erano circondati da rovine, ricorda Drieu, ma in quel caso seppero raccogliere e farsi carico della loro bellezza, del loro significato, e ricrearono una civilizzazione tornando dunque giovani, mentre nel XX secolo gli europei si rivelano vecchi, e poveri al punto di svendere le loro cattedrali, dimore del loro Dio e del loro Spirito, al turismo, e la loro storia a dei barbari solo economicamente più ricchi».

Le pagine anticlericali di Intermezzo romano

In Intermezzo romano, nota il curatore, non mancano pagine anticlericali. «La sua è più che altro una critica alla decadenza della Chiesa che s’ inscrive in quella ben più ampia e generalizzata che affligge tutto ciò che lo circonda», spiega Settimini. «Mentre il cristianesimo, perlomeno quando non implica il disprezzo del corpo, ma anzi la sua resurrezione incarnata dal trionfo del “Cristo delle cattedrali, il grande dio bianco e virile” del finale esaltato di Gilles, affiancato dalla Vergine madre, non poteva che avere un senso del tutto positivo. Quelle figure giovani, vigorose e possenti del Cristo e della Vergine non avevano infatti per lui nulla di meno di quelle degli dei Greci, così come la liturgia a confronto della tragedia greca, e fu sempre ammiratore del Medioevo cattolico, creativo, guerriero, santo».

La novella narra della relazione con la contessa Cora Caetani

La novella, ambientata a metà degli anni Venti, narra della fugace e appassionata relazione di Drieu con la contessa italiana Cora Caetani. Si ritorna al Gilles di Che strano viaggio – sottolinea Moreno Marchi nel suo Drieu la Rochelle. Una bibliovita – a quel “raffinato amante di donne belle e ricche, all’indolente sognatore in bilico sul nulla, indifferente a tutto e a tutti eppure intimamente tanto indifeso, delicato sensibile che Drieu la Rochelle sempre fu”.

 

 

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