Ancona, sequestrate in porto 280.000 mascherine fasulle, nei guai due imprenditori

giovedì 28 Ottobre 13:07 - di Roberto Frulli
Al festival del Cinema anche un cortometraggio che racconta le "gesta" dell'excommissario straordinario all'emergenza Covid

L’ex-Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, indagato per la truffa sulle mascherine, ha fatto scuola. E sulla sua scia si sono messi in molti con la speranza di riuscire a piazzare qualche patacca, magari proprio sulle mascherine, approfittando della psicosi scatenata con la narrazione sui contagi.

Gli ultimi a provarci con le truffe delle mascherine sono due imprenditori pizzicati dai finanzieri del comando di Ancona.

All’interno di un autoarticolato bulgaro appena sbarcato da una nave proveniente dalla Grecia, i finanzieri hanno scovato 280.000 mascherine facciali chirurgiche completamente sprovviste dell’obbligatoria marcatura CE, che, a quel punto, sono state sequestrate.

Le 280.000 mascherine, secondo la Finanza, erano destinate al piccolo commercio attraverso una distribuzione capillare, e non alla pubblica amministrazione. Ma, comunque, non erano a norma.

L’apposizione della marcatura «CE» sui dispositivi di I classe, come le mascherine, è obbligatoria in base alla normativa comunitaria. E viene attestata dal produttore per mezzo della dichiarazione di conformità ai requisiti di sicurezza e salute previsti dalle relative disposizioni europee.

Ai fini della procedura, è obbligatoria la registrazione presso il ministero della Salute sia del fabbricante che del dispositivo di protezione individuale.

La marcatura «CE» rsppresenta, quindi, una certificazione di qualità con la quale il fabbricante, sotto la propria responsabilità e in conseguenza delle opportune verifiche, dichiara che la merce è conforme a tutti i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa.

I finanzieri hanno anche scoperto come il sistema di garanzia di qualità per il consumatore viene spesso aggirato da diverse aziende produttrici con l’indicazione di un marchio/logo molto simile a quello «CE» originale, in maniera da ingannare i consumatori convinti di acquistare merce regolare e sicura per la salute.

La ditta responsabile dell’immissione in commercio e che si occupa di importazione di prodotti sanitari tocca ora pagare una sanzione amministrativa che può arrivare quasi a 130mila euro.

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