Minacce e insulti a Draghi per l’adozione del Green Pass obbligatorio, perquisite 4 persone

30 Set 2021 13:14 - di Roberto Frulli
Draghi grillini

Scattano le perquisizioni per le minacce web arrivate negli scorsi giorni al presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Dalle prime ore di questa mattina, personale della Digos della Questura di Roma e dei Compartimenti di Polizia Postale territorialmente competenti, sta effettuando  perquisizioni personali, locali e informatiche, delegate dalla Procura della Repubblica di Roma a carico di quattro persone residenti in varie località del territorio nazionale.

Secondo la magistratura le quattro persone avrebbero avuto un ruolo significativo in quella che viene definita una “campagna d’odio”, tutta da dimostrare, veicolata sul web anche attraverso insulti e minacce, nei confronti del presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Secondo i magistrati romani, minacce e insulti a Draghi sarebbero arrivati soprattutto a seguito delle misure adottate per il contenimento della cosiddetta pandemia, con l’adozione da parte del governo del Green Pass a pagamento per obbligare gli italiani a vaccinarsi. Una misura che, così come è stata posta – lo ha spiegato lo stesso Draghi ma anche Brunetta è stato altrettanto esplicito sullo scopo coercitivo della carta verde  – ha finito per polarizzare le polemiche ed esacerbare gli animi dei tanti lavoratori – si parla di circa 5 milioni di italiani – che non vogliono fare il vaccino e che si sentono ricattati.

L’attività di approfondimento investigativo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, dal Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni e dalla Digos di Roma, ha consentito di acquisire, sostengono gli investigatori, rilevanti indizi nei confronti degli indagati.

I contenuti dei profili social analizzati hanno in prevalenza carattere negazionista e No vax e prendono di mira anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il ministro della Salute, Roberto Speranza in relazione alle gravi misure di limitazione della libertà introdotte con la scusa di cosa contrastare il diffondersi del Covid-19.

Resta da vedere se gli indagati potranno invocare il diritto di opinione sancito dall’articolo 21 dalla Costituzione italiana.

 

 

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