La resistenza del Panshir a Biden: grazie di aver regalato l’Afghanistan ai Talebani

martedì 7 Settembre 20:13 - di Paolo Lami
Biden

Sono durissime ma, al contempo, amaramente sarcastiche le parole che la resistenza del Panshir rivolge al presidente americano Joe Biden ringraziandolo per aver ”regalato l’Afghanistan ai Talebani”. Che, poi, è ciò che pensa gran parte del mondo occidentale di fronte alla fuga disordinata e precipitosa con cui la coalizione internazionale è stata costretta ad agire, travolta dalla improvvida decisione di Sleepy Joe.

Critiche dunque agli Stati Uniti ma anche all’Unione europea arrivano dunque dai ribelli del Panshir, che con tono sarcastico e sferzante hanno ”ringraziato il presidente americano Biden” per aver ”regalato l’Afghanistan ai Talebani”.

Sull’account di Twitter Panjshir_Province riconducibile agli uomini di Ahmad Massoud si legge che ”a nome dell’Afghanistan e del popolo afghano ringraziamo gli Stati Uniti e l’Unione europea per aver regalato i Talebani all’Afghanistan. Ringraziamo gli Stati Uniti per aver mostrato il loro volto”.

Gli uomini della resistenza hanno quindi promesso di ”continuare a combattere per la nostra libertà che ci avete tolto per darla ai Talebani, restando a guardare” quello che succede.

E, intanto, Tolo news ha annunciato che è stato rilasciato il cameraman della tv afghana, Wahid Ahmadi, fermato dai Talebani durante le proteste contro il Pakistan che si sono tenute a Kabul.

Lo ha riferito la stessa emittente, precisando che Ahmadi è stato rilasciato dopo quasi tre ore.

Al cameraman , che era stato arrestato nei pressi dell’ambasciata pakistana a Kabul, è stata restituita anche la telecamera con i video girati durante le proteste.

Stamattina i Talebani avevano impedito ad alcuni giornalisti di riprendere la manifestazione a Kabul, dove centinaia di persone erano scese in strada per protestare contro il Pakistan.

“Le telecamere dei media vengono sequestrate, ai giornalisti viene chiesto di non filmare e alcuni vengono respinti. I manifestanti continuano a marciare a Kabul sotto la minaccia delle armi. Dov’è la libertà di protestare e la libertà di denunciare?“, aveva  twittato il direttore di Tolo, Lotfullah Najafizada.

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