Il prete cocainomane di Prato “ha rubato 150mila euro ai fedeli”. A Viareggio fermato per droga un altro parroco

30 Set 2021 19:24 - di Luisa Perri
prete cocainomane

Il prete cocainomane di Prato, in appena due anni, avrebbe sottratto tra 130mila e 150mila euro alle casse della sua parrocchia.

Queste le accuse contro don Francesco Spagnesi, 40 anni, finito agli arresti domiciliari lo scorso 14 settembre con le accuse di traffico internazionale di droga, spaccio di sostanze stupefacenti, appropriazione indebita, truffa e tentate lesioni gravissime (quest’ultimo in relazione alla sua sieropositività).

La parrocchia su indicazione della Diocesi, precisa un comunicato diffuso dalla Curia, ha provveduto alla verifica degli ammanchi sulla base dell’ipotesi di reato contestata dalla Procura di Prato al sacerdote. E la stessa parrocchia ha sporto querela nei confronti di don Spagnesi per il reato di appropriazione indebita

L’indagine della Procura era partita dall’arresto di un pratese che aveva portato dall’Olanda un litro di Gbl, la cosiddetta droga dello stupro. Il prete e il pratese, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero organizzato festini a sfondo sessuale reclutando i partecipanti (tra 20 e 30) su un sito di incontri.

“Si tratta di prelievi effettuati dal conto corrente bancario – spiega la Diocesi nel comunicato a proposito degli ammanchi – che, in quanto legale rappresentante, erano nella piena disponibilità dell’allora parroco. Nel conto corrente confluivano, come per ogni altra parrocchia, le offerte dei fedeli – comprese quelle raccolte durante le Messe – e eventuali donazioni; nel 2020, per esempio, vi sono state registrate anche due entrate straordinarie, pari a 266.686,00 euro, legate alla vendita di due appartamenti ricevuti dalla parrocchia in eredità”. “La quantificazione dei presunti ammanchi imputabili all’ex parroco è stata effettuata tenendo conto dei bilanci e dei giustificativi esistenti – spiega la Diocesi – Si tratta di una stima verosimile nella quale, però, potrebbero comunque rientrare prelievi legittimi, finalizzati effettivamente alle necessità caritative della comunità”.

Questa la ricostruzione, anno per anno: 2019: ammanchi presunti tra 5.000,00 e 10.000,00 euro; 2020: ammanchi presunti tra 80.000,00 e 90.000,00 euro; 2021: ammanchi presunti tra 45.000,00 e 50.000,00 euro; rotale presunto: tra 130.00,00 e 150.00,00 euro

Nel frattempo, nella serata di mercoledì 29 settembre, il vescovo, monsignore Giovanni Nerbini ha incontrato i parrocchiani. Il prelato ha fatto presente che a seguito delle indagini svolte dalla Procura è emerso “il grave danno sia materiale che economico” per la parrocchia causato dall’ex parroco, annunciando una querela per il reato di appropriazione indebita, presentata presso la Procura di Prato.

Il vescovo ha pure firmato il decreto canonico per le censure previste a carico del sacerdote, a cui vengono interdette la celebrazione della Messa e degli altri Sacramenti.

Ignota l’identità del prete cocainomane di Viareggio

Un altro caso, meno importante, ma non meno scabroso, ha coinvolto un altro prete cocainomane. Sempre in Toscana. In Versilia un sacerdote è stato infatti sorpreso con della cocaina e segnalato come consumatore alla prefettura. L’episodio si è verificato lo scorso fine settimana nei pressi della pineta di Migliarino, come riferiscono le cronache locali. Una pattuglia della polizia stradale che stava effettuando un servizio di controllo del territorio tra Torre del Lago e Migliarino Pisano ha fermato un’auto dopo che il conducente era arrivato frettolosamente dalla pineta. Gli agenti che sospettavano l’acquisto di stupefacente lo hanno invitato consegnare la dose. La quantità di cocaina era modesta ed è quindi scattata solo la segnalazione alla prefettura come assuntore.

Imbarazzo anche per il vescovo di Viareggio

Il prete cocainomane, che vestiva abiti civili, è stato identificato e dal controllo dei documenti è emerso che si trattava di un parroco. Con il sacerdote c’era un amico che lo aveva accompagnato in pineta e che ha aspettato in auto mentre comprava la droga dallo spacciatore.

A lui ha chiesto conto l’arcivescovo Paolo Giulietti che, appresa la notizia dalla stampa, si è subito attivato anzitutto per chiarire l’accaduto e ottenere una versione plausibile dal parroco: “L’arcivescovo – spiega la diocesi in una nota – si è subito attivato per comprendere le circostanze di quanto avvenuto.Lo stesso arcivescovo, rintracciato il sacerdote, sta affrontando con lui la questione in attesa, si ripete, di verificare quanto effettivamente successo“.

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