Il paradiso del pavone, il film su famiglia allargata e sentimenti che disintegra gli stereotipi buonisti

lunedì 13 Settembre 14:37 - di Giulia Melodia
Il paradiso del pavone

A metà strada tra le rievocazioni viscontiane di Gruppo di famiglia in un interno e atmosfere bunueliane, rivisitate nel segno de Il pranzo della domenica di Carlo Vanzina, Il paradiso del pavone – terza prova d’autore per Laura Bispuri presentato a Venezia 78 nella sezione Orizzonti – affronta un avventuroso e complicato viaggio nell’intimità delle relazioni familiari riflesse sul grande schermo come in uno specchio. E in controluce. Con esiti a volte stranianti, e altre in cui il processo d’identificazione dello spettatore riesce perfettamente. E, soprattutto, il film che indugiando su famiglia allargata e sentimenti, rompe gli stereotipi politically correct ormai di uso corrente al cinema. In tv. Nella pubblicità. Niente famiglia alla mulino bianco declinata all’universo Lgbt. Niente ruoli e affetti predefiniti dalla grammatica buonista. Ma tanta introspezione e dolore…

“Il paradiso del pavone”: il film di Laura Bispuri presentato a Venezia78

Il film, infatti, si risolve in una sfaccettata riflessione sul concetto di famiglia allargata. Declinata al mistero della perdita. E in cui, come fa sapere la stessa regista – che ha scritto il film a quattro mani con Silvana Tamma. E con Marta Donzelli e Gregorio Paonessa a fare da produttori – «tutti si parlano ma nessuno si ascolta davvero. Finché un evento inaspettato costringe i protagonisti a guardarsi negli occhi e a svelarsi per ciò che sono». Ma il film è anche molto di più. È una profonda dissertazione sull’amore e sui legami. E sul silenzio interiore e le voci di dentro che accompagnano ineluttabilmente le dinamiche affettive e relazionali. Insomma, una poliedrica rivisitazione della complessità dei rapporti umani: animati. Processati. Scandagliati e resi possibili – o impossibili – dai sentimenti.

La trama e il cast del film

La trama, allora, affidata a un cast corale che comprende, tra gli altri, Alba Rohrwacher nelle vesti di Adelina. Maya Sansa in quelle di Caterina. E Fabrizio Ferracane nei panni di Manfredi, è solo uno spunto: nell’inverno dei sentimenti e di una giornata come tante, Nena riunisce la famiglia per festeggiare il suo compleanno. Non manca nessuno: Umberto (Carlo Cerciello) e Nena (Dominique Sanda) sono sposati da decenni ma la loro coppia è sempre stata in realtà un triangolo. Nel giorno del compleanno di Nena la famiglia, che comprende due figli, i loro compagni e la nipotina Alma (una sorprendente Carolina Michelangeli al suo debutto sul grande schermo) con l’inseparabile Paco – il pavone della piccola, che è anche il filo conduttore della vicenda introspettiva – si riunisce nella casa di famiglia al mare.

Riflettori su famiglia allargata e sentimenti

Così, l’intera narrazione filmica intorno al quale si dipana una intricata matassa di ricordi e considerazioni, descriverà – tra ritratti umani e incursioni metaforiche – una giornata di rivelazioni che riguarderanno tutti. E che coinvolgeranno persino una ragazza dell’est, ora legata al genero di Nena. Disegnando, tra tinte forti e chiaroscuri, dinamiche relazionali distorte e consolidate nel tempo. E che si ripeteranno anche in quella giornata invernale di festa, vissuta nell’attesa di un pranzo che non si consumerà mai. Un tempo dilatato e distorto nel corso del quale il pavone Paco si innamorerà di una colombetta dipinta in un quadro. Un amore impossibile, insomma, che sullo schermo richiama simbolicamente l’impossibilità di altri legami familiari. Costringendo tutti i protagonisti – nessuno escluso – a guardarsi dentro e reciprocamente negli occhi. A fare i conti con quel che rimane. E con ciò a cui devono dire addio per sempre. Tutto filtrato e raccontato attraverso gli occhi di una bambina. Come, prima del Paradiso del pavone, la regista ci ha abituato a vedere dalla piccola Vittoria di “Figlia mia” ad Alma in questa sua ultima fatica cinematografica.

Attraverso lo sguardo di una bambina…

C’è ancora lo sguardo di una bambina, nel terzo lungometraggio di Laura Bispuri affidato alla riuscita interpretazione di Carolina Michelangeli. Davanti ai suoi occhi si forma e si delinea la sua idea di famiglia. Si attua la ricerca per decriptare segreti e incomprensioni. Si mostrano i tentativi di assorbire un clima che disintegra le apparenze e rarefà l’atmosfera, che fin dall’inizio si rivela non facile. Complicata dalla enigmatica presenza del pavone che dà il titolo al film e che provoca scompiglio, alimentando ancora di più la tensione. Tutto sottolineato dalla fotografia dai colori lividi firmata da Vladan Radovic. E che, nel tentativo di fare luce su simbolismi della narrazione e segreti tra i suoi protagonisti, avvolge nel gelo dell’incomunicabilità “alla Antonioni” racconto e interpretazioni…

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