È morto il Tarzan vietnamita: dopo un’esistenza da eremita nella giungla e solo 8 anni di mondo civilizzato (video)

lunedì 13 Settembre 20:32 - di Prisca Righetti
Tarzan vietnamita

È morto il Tarzan vietnamita: dopo un’esistenza da eremita vissuta per 40 anni nella giungla. E appena 8 anni trascorsi nel mondo civilizzato… Contrariamente a quanto si poteva pensare, la vita “civilizzata” non gli ha assicurato al longevità: Ho Van Lang, meglio noto come il “Tarzan della vita reale”, se n’è andato a soli 52 anni il 6 settembre scorso. Dopo appena otto anni trascorsi, tra stupore e difficoltà di adattamento, nella giungla d’asfalto della modernità. Un cancro al fegato l’ha portato via dopo decenni di isolamento selvaggio, passati nel cuore della foresta vietnamita.

È morto il Tarzan vietnamita

Un habitat naturale, per lui, la giungla vietnamita, dove Ho Van Lang ha vissuto per oltre 40 anni e che aveva lasciato solo nel 2013, quando un gruppo di abitanti di un piccolo villaggio limitrofo alla giungla, ha trovato il ragazzo e il padre alle prese con un’esistenza a dir poco selvaggia. Era l’8 agosto del 2013: e da quel momento la storia di Ho ha fatto il giro del mondo. Le immagini del suo volto smarrito. Del suo corpo esile. Di quegli occhi increduli hanno invaso Youtube e decretato il successo di documentari e, chissà, forse prima o poi su di lui gireranno anche un film…

40 anni di vita da eremita nella giungla

Del resto di materiale ce ne sarebbe tanto. Il Tarzan del Vietnam costruiva case sugli alberi. Si copriva solo perizomi fatti di corteccia. E si cibava quasi per lo più di topi e roditori per sfamarsi. Senza mai avere contatti con il mondo circostante: Ho e suo padre vivevano come eremiti da quando il genitore – militare nell’esercito vietnamita – nel 1971, in piena guerra contro il Vietnam, aveva deciso di abbandonare il villaggio in cui viveva con la famiglia e rifugiarsi nel folto della vegetazione: dopo che una bomba americana aveva ucciso la moglie e gli altri figli. Il piccolo Ho aveva appena 2 anni. E da quel momento in poi, per 4 decenni almeno non avrebbe potuto più avere contezza del mondo in cui viveva.

Il Tarzan vietnamita, da un’esistenza selvaggia al mondo civilizzato

Non aveva idea che la Terra fosse rotonda. Né aveva mai visto il mare o imparato a conoscere e utilizzare il denaro. Sapeva arrivare fino a 10: i numeri successivi erano quantificati come «più di 10». E come scrisse la Repubblica qualche anno in un lungo reportage sul ragazzo, «anche il sesso, per lui, era un mistero». E ancora: «Sapeva della morte, ma rifiutava il concetto. Credeva in un Dio, immaginando però che la Luna fosse stata creata dall’uomo». E per sopravvivere i due cambiavano spesso capanna. Si procacciavano il cibo con la caccia. Si nutrivano di tutto: frutta, verdura, miele, ananas, foglie. «Ma anche scimmie. Serpenti. Rane e pesci catturati con le mani». E come detto, di roditori. Per consumare i loro pasti avevano costruito 20 pezzi di stoviglie «fatte con parti di bombe trovate nella giungla. Pentole, vasi, piatti e posate realizzati con pezzi di un elicottero americano», raccontava sempre Repubblica qualche anno fa.

Anni di ricerche e il colpo di scena del ritrovamento…

Poi, il colpo di scena che ci si aspetta in ogni finale di film: Tri, uno dei due figli creduto morto e in realtà sopravvissuto, cominciò a cercare padre e fratello. Finché il governo vietnamita, con una spedizione di 20 uomini, li andò a ”prendere” offrendo loro una casa in un villaggio vicino. Dove questo Mowgli cresciuto come nella preistoria, ha coltivato i campi e conosciuto una vita decisamente diversa. Fino a una settimana fa…

 

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