Contrordine compagni: il ddl Zan non è più un’urgenza, se ne riparla dopo le elezioni. Forse…

mercoledì 8 Settembre 14:55 - di Valeria Gelsi
ddl zan

Sul ddl Zan è arrivato infine il “contrordine compagni”. Il testo non è più “una priorità per contrastare un’emergenza”, come raccontavano a sinistra nei mesi scorsi. La calendarizzazione, infatti, slitta a dopo il voto, visto che nella capigruppo di ieri al Senato nessuno ha chiesto di metterlo in agenda. Non il Pd, non il M5S. Una volta tanto, dunque, sembra che i giallorossi siano venuti a patti con la realtà, prendendo atto che insistere sulla legge li avrebbe portati incontro a una sonora sconfitta. Ma più che rinsaviti dem e pentastellati appaiono spaventati: affrontare la debacle prima delle urne non deve essergli parsa una grande idea.

La retromarcia della Cirinnà

Certo, loro non la raccontano così. La pasdaran Monica Cirinnà ha sostenuto che si tratta di «una scelta saggia» perché «nell’acuirsi della campagna elettorale, le posizione ideologiche si fanno più nette questo finirebbe per stritolare un testo che si occupa di crimini d’odio contro le persone. È un rischio che non voglio correre. Finirebbe per esserci un confronto mosso da ragioni diverse, slegate dal merito del testo». Ma questa è solo la «seconda ragione» per cui ora, perfino per lei, far slittare il testo è la scelta migliore. La prima è ben più interessante. «Questo – ha detto Cirinnà – è un governo di emergenza, sostenuto da motivi economici e sanitari, quindi credo che sia un atto di responsabilità di tutti lavorare per ottenere i fondi del Pnrr, fare un passo di lato anche da parte di senatori, come me, che sono impegnati a tempo pieno sul ddl Zan». Insomma, siamo alla totale retromarcia rispetto alla presunta urgenza del provvedimento.

L’ironia di La Russa: «Dov’è finita l’urgenza del ddl Zan?»

«Mi sono sorpreso, hanno rinviato il ddl Zan a dopo le elezioni. Mi chiedo: dove è finita l’urgenza?», ha commentato Ignazio La Russa, ricordando che prima della sospensione dei lavori per la pausa estiva i giallorossi avevano fatto di tutto per far arrivare il provvedimento in aula, al punto da comprimere i lavori in Commissione e rinunciare a far avere al testo un relatore. «Adesso se ne parla dopo le elezioni. Strane queste urgenze a doppia velocità», ha sottolineato il vicepresidente del Senato. «Dopo aver bloccato il parlamento per mesi, ora l’urgenza non c’è più, esattamente come dicevamo noi, prendendoci accuse di omofobia. Come al solito due pesi e due misure…», è stato poi il commento del senatore della Lega Simone Pillon.

Gasparri: «Hanno capito che non porta consensi…»

«Sanno che è una norma impopolare, perché altrimenti non l’avrebbero accantonata», ha detto poi all’Adnkronos il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. «Avevano detto che era urgente urgentissimo, ora hanno capito che è un argomento, per come è posto il testo, controproducente anche per i suoi armigeri e sostenitori. Se avessero ritenuto che fosse una cosa condivisa nel Paese e portatrice di consensi per la sinistra – ha aggiunto Gasparri – avrebbero preteso la immediata discussione, come hanno sempre proclamato e invocato Letta, Cirinnà e compagnia». «Ma – ha concluso il senatore azzurro – sanno che la legge, nelle parti sulla scuola, sulle norme penali, sulla confusionaria possibilità di una scelta di appartenenza di genere, non c’entra niente con la giusta punizione aggravata di chi fa violenze con motivi futili e abietti o di discriminazione».

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