Scuola, l’inferno dei trasporti. I presidi: “Servono mezzi dedicati agli studenti. Il governo finora ha dormito”

martedì 3 Agosto 10:50 - di Stefania Campitelli

Scuola nel caos. Il vero nodo da sciogliere per la riapertura a settembre è il trasporto pubblico. Che dopo un anno e mezzo dall’inizio della pandemia è rimasto fermo. I presidi sono sul piede di guerra: i potenziali focolai non si annidano nelle aule ma nei mezzi con i quali gli studenti si muovono.

Scuola, il dramma dei trasporti pubblici

Dai microfoni di Coffe break su La7 il presidente dell’Anp è molto chiaro. “Il sistema di trasporto pubblico non sembra in grado di riformulare se stesso. Di fare delle corse dedicate alle scuole. Ciò che in altri paesi si fa normalmente, da noi sembra impossibile. Eppure abbiamo avuto un anno e mezzo per fare degli interventi”. Così Antonello Giannelli rivolgendosi al governo.

I presidi: il governo ha dormito per un anno e mezzo

Anche sul tema dei vaccini è molto critico  con Palazzo Chigi. “Nel personale scolastico c’è una grande percentuale di vaccinati. Certo, dobbiamo preoccuparci di quelli che ancora non lo sono. Ma il numero di 200mila mi sembra sovrastimato per vari motivi”. Gianelli non ci sta a farsi processare dal ministro Speranza. “Ci sono vistose differenze tra i vari territori. Ma questo dipende dall’organizzazione del sistema sanitario regionale”.

L’appello di suor Monia: coinvolgere le famiglie

Intanto  suor Anna Monia Alfieri dà voce ai genitori preoccupati. Ai ragazzi smarriti. A un Paese che ha bisogno di continuità tra le parole e i fatti. “È  chiaro a tutti che occorre far ripartire la scuola per tutti i nostri studenti. I genitori italiani, dalle Alpi a Lampedusa, cominciano a rendersene conto”. Suor Monia, giurista esperta di politiche scolastiche, lancia un appello su Start Magazine. “Non è più il tempo di sterili polemiche. Odi rimpallo di responsabilità. Fin dalle prime settimane di pandemia, oltre alle incoraggianti circolari ministeriali sul valore intrinseco della didattica digitale integrata, è stata chiara la necessità vitale di un coinvolgimento anche delle singole Regioni. Degli enti locali, delle scuole paritarie e statali. E  naturalmente delle famiglie, dei docenti. E degli alunni”.

“I politici non usino la scuola per la campagna elettorale”

“Si è andati in piazza. Sono state effettuate centinaia di ore di dirette streaming, dibattiti, interviste, interrogazioni parlamentari”, ricorda suor Monia. “Era chiaro da subito che solo coinvolgendo le parti sociali, i sindacati, i dirigenti, i docenti, le associazioni, le famiglie, i singoli, la scuola sarebbe ripartita. Tutte le forze politiche compatte e in modo trasversale si sono rese disponibili e trasversali. Quindi non si utilizzi la scuola per scaldare i motori per le prossime elezioni autunnali. Stavolta si vince o si perde insieme nessuno escluso“.

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