La rabbia di poliziotti e carabinieri contro il green pass per la mensa: “Trattati come bestie” (video)

martedì 17 Agosto 18:12 - di Davide Ventola
green pass agenti

Contro il green pass scendono in campo anche poliziotti e carabinieri. I servitori dello Stato che non hanno più accesso alla mensa aziendale perché sprovvisti del “certificato vaccinale”, vengono «trattati come bestie», denunciano i rappresentanti di categoria.

La denuncia delle condizioni in cui sono costretti a mangiare i colleghi sprovvisti di green pass circola sui Social. Un tema che vede uniti tutti gli esponenti delle forze dell’ordine. Dopo le immagini arrivate dalla Questura di Gorizia, dove si vedono poliziotti costretti a mangiare in cortile, arrivano testimonianze da altre zone d’Italia. L’ultima, in ordine di tempo, di Massimiliano Pirola, segretario provinciale del sindacato autonomo di Polizia di Milano.

«Come si può vedere – dice Pirola – non ci sono tavoli dove sedersi, a prescindere se uno è d’accordo o no col vaccino questa non è una cosa giusta che i colleghi devono mangiare in piedi come i cavalli o sedersi sul bordo del marciapiede. Qui abbiamo la fortuna di avere un carroattrezzi e di poterci mettere qui a mangiare. Non so se questa situazione è normale ma sta di fatto che i colleghi sia che mangino dentro con green pass che mangino fuori, poi salgono insieme sullo stesso mezzo e lavorano insieme per tutto il giorno».

I poliziotti si ribellano al green pass

Un video che denuncia la condizione in cui versano i suoi colleghi sprovvisti di green pass.  «Dopo la categoria dei ristoratori /albergatori, dopo la categoria delle partite Iva, dopo quello degli imprenditori del “divertimentificio”, dopo la categoria dei sanitari ora è arrivato anche il vostro momento, i servitori dello Stato stanno provando cosa significa essere discriminati». Con queste parole, anonimo utente commenta sui social la situazione. Contro il green pass si schierano non solo i poliziotti, ma anche i carabinieri. Accomunati dalla stessa sorte. 

“Un provvedimento insensato: poi torniamo in servizio tutti insieme”

«Sulla base delle indicazioni fornite dal ministero della Salute, la consumazione del pasto all’interno delle mense di servizio è consentita solo a coloro che sono in possesso di certificazione verde covid-19. Un provvedimento che potrebbe apparire corretto poiché, teso a salvaguardare la salute del personale sul posto di lavoro. Peccato però, che subito dopo la consumazione ‘differenziata’ del pasto, sia i militari in possesso di certificazione verde, sia quelli sprovvisti che hanno consumato il pasto in luoghi di fortuna, si ritroveranno di pattuglia assieme lavorando fianco a fianco, faccia a faccia, a pochi centimetri l’uno dall’altro”. A sostenerlo il Segretario Generale Usmia Sezione Carabinieri Carmine Caforio che in una nota segnala “il disorientamento e il malessere che l’incongruente disposizione sta generando tra le Forze dell’Ordine a cui si aggiunge anche il sospetto che, dietro alla nuova indicazione, si nasconda una strategia Governativa tesa ad ottenere la vaccinazione di massa del Popolo in uniforme”.

“Ci fanno mangiare all’aperto a 40 gradi”


«Ferme restando le incongruenze di tali indicazioni – aggiunge Caforio – è assolutamente intollerabile che nel 2021 un operatore delle Forze dell’Ordine possa consumare il suo rancio take-away in strada, su un vassoio, esposto ad una temperatura che in questi periodi sta raggiungendo punte superiori anche ai 40 gradi».

Usmia Sezione Carabinieri, «pur rimanendo pienamente favorevole alla campagna vaccinale – esprime forte indignazione per il trattamento riservato al personale sprovvisto di Green Pass che mortifica la dignità di tanti uomini e donne che ogni giorno, con abnegazione e senso del dovere, continuano ad operare per il bene della società. Nel senso la stessa Associazione ha interessato il Comando Generale dell’Arma auspicando linee guida chiare e in grado di delineare, senza equivoci, le competenze e le responsabilità sia dei gestori delle mense che dei preposti Militari, al fine di dirimere anche questo aspetto che sta creando ulteriori controversie e disorientamento nell’ambito delle varie organizzazioni».


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