Il padre della 18enne violentata a Lignano: «Volevo vedere in faccia quei ragazzi e quando li ho trovati…»

venerdì 13 Agosto 15:02 - di Redazione
Lignano

«Tua figlia ti racconta tra i singhiozzi di essere stata violentata e tu che fai? Io ho deciso d’impeto: sono corso a cercare i suoi aggressori». Sono le drammatiche parole del padre della ragazzina friulana di 18 anni, che martedì pomeriggio ha raccontato di essere stata stuprata in un appartamento di Lignano Sabbiadoro, come si legge su Repubblica,  da cinque ragazzi tra 17 e 21 anni, italiani, residenti tra Veneto, Lombardia e Piemonte e senza precedenti.

Il padre della ragazzina, intervistato da Repubblica, ha detto: «Sta assimilando piano piano quello che è successo. Ora, per riprendersi, avrà bisogno di un supporto psicologico. È davvero difficile. Abbiamo rinunciato a tornare a casa, per evitare di incontrare i nonni. Queste sono cose che vorresti non capitassero mai…». E invece? «Sono anni che veniamo in ferie qua e che i ragazzi si incontrano in spiaggia: giocano a pallavolo, si mangiano il gelato e tante altre cose che fanno parte della normalità. Finché, magari ingenuamente, finiscono per ritrovarsi nei guai».

Lignano, il racconto del padre della 18enne

Poi racconta:  «Con mia moglie eravamo sotto l’ombrellone. Ci ha raccontato dopo com’è andata. Ha incontrato uno che conosceva già, hanno passeggiato per un po’ insieme ad altre amiche e poi è salita nel suo appartamento». E lì cos’è successo? «Con noi – ha detto a Repubblica – che siamo i suoi genitori, non è stata esplicita. Ci ha detto che ha pianto, ma non le hanno dato retta e hanno continuato. Quando ha visto che spuntavano altri ragazzi è andata nel panico». Com’è riuscita a scappare? «Sappiamo solo che a un certo punto se n’è andata, si è confidata con un amico bagnino e lui l’ ha aiutata a trovare il coraggio di dirlo a noi».

Lignano, il padre: «Non è stata una spedizione punitiva»

E lei non ci ha visto più, gli chiede il giornalista di Repubblica.  «Stavamo rientrando dalla spiaggia, ero ancora in costume e con le infradito ai piedi e non avevo il telefonino con me. Avrei chiamato le forze dell’ordine, ma dopo un attimo di incertezza, ho chiesto a mia figlia di accompagnarmi all’appartamento». E poi ancora. «Non è stata una spedizione punitiva: volevo vederli in faccia e capire cosa fosse successo». E ci è riuscito? «No, perché quando ho aperto a spallate la porta, dopo avere suonato e bussato invano, si sono chiusi nel bagno. Piagnucolavano, supplicandomi di andare via e minacciandomi di chiamare la polizia e ho capito di trova di fronte a persone insignificanti. Ho lasciato stare, come mi consigliavano i condomini, e ho aspettato gli agenti». E infine: «Questa è una brutta storia. A mia figlia e a tutte le ragazze dico di stare attente e non dare fiducia a nessuno, perché il lupo cattivo è sempre dietro l’angolo».

 

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