Giustizia, Conte imbufalito: alla Camera perde già 40 grillini. Incognita sulla fiducia

lunedì 2 Agosto 8:49 - di Gabriele Alberti
Conte giustizia
Primo esame da leader da dimenticare per Giuseppe Conte. La riforma Cartabia è giunta ieri alla Camera ma l’attenzione era tutta per il comportamento della pattuglia cinquestelle. ll Movimento, come era prevedibile, si è sfaldato sulla riforma della Giustizia. Fughe e defezioni tra i grillini danno la misura del caos interno. Perché se il risultato complessivo era chiaro – il testo “blindato” voluto da Draghi non poteva rischiare nulla- sotto i riflettori era lui,  Conte atteso all’esame dell’aula come  prima prova di tenuta parlamentare dopo il «sì» grillino alla riforma che chiude di fatto la stagione Bonafede.
Alla  prima votazione riguardante le pregiudiziali di costituzionalità (presentate da L’Alternativa c’è e da Fratelli d’Italia: bocciate con 48 voti a favore e 357 contrari) l’unico «sì» giunto dalla maggioranza contro la riforma è stato proprio di un pentastellato, Alessandro Melicchio. Dopo di lui  Andrea Colletti senza mezzi termini ribadiva il concetto: «Neanche la P2 era arrivata a tanto. Evitate di garantire l’impunità».

Giustizia, il M5s si sfalda, Conte si stizzisce

Se il disobbediente è stato solo uno – scrive Rapisarda su Libero-  “il segnale profondo del disagio nei confronti della linea del leader in pectore dei 5 Stelle si è manifestato con gli assenti: ben quaranta, un quarto del gruppo a Montecitorio”. Giuseppi è fortemente contrariato. Per non dire imbufalito.Tra questi quaranta ci sono nomi di peso del M5S: la relatrice Giulia Sarti, l’ex sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi, il capogruppo in Commissione Giustizia, Eugenio Saitta il  presidente della commissione Affari Costituzionali, Giuseppe Brescia, fino agli ex ministri Fraccaro e Giulia Grillo. Il messaggio è chiaro. Ed oggi che accadrà?  Far rietrare la turbolenza è impresa pesante per Conte. E stasera per il voto di fiducia è tutta un’incognita il comportamento grillino.

Giustizia, Conte sbotta contro gli assenti ingiustificati

L’ordine di scuderia era un altro: dopo l’accordo votato in Cdm sulla riforma Cartabia, la tattica era quella di  simulare la “vittoria”, leggiamo nella ricostruzione di Libero. Dunque Conte è fuori di sé e gli episodi di domenica non dovranno ripetersi – ha strigliato i suoi- sulla fiducia al disegno di legge delega (prevista per oggi on serata). Già, perché lo “spettacolo” potrebbe continuare e “il dissenso potrebbe manifestarsi, si dice, ancora con le assenze e persino con qualche voto contrario. È stato lui stesso a ribadirlo nell’assemblea con i parlamentari, sbottando contro gli assenti: «Vero che era domenica, che la nostra presenza non era fondamentale ma noi la nostra forza politica la dimostriamo con la compattezza», ha dichiarato Conte.

Dubbi e incognite sul sì alla fiducia alla riforma Cartabia

Nel corso dell’assemblea su zoom con i parlamentari M5s, Conte si è rivolto così ad Alessandro Melicchio; dopo il voto  in dissenso con il gruppo sulle pregiudiziali di costituzionalità: “Con il tuo voto hai mancato di rispetto a tutti i tuoi colleghi; ed è arrogante e presuntuoso pensare che la tua coscienza sia più importante di quella collettiva e dei tuoi colleghi. D’ora in poi queste cose devono cambiare!”.  Conte ha ostentato una sua personalissima ricostruzione dei fatti: «Alcune criticità della riforma erano insuperabili. Il testo così com’ era non poteva essere approvato, ho fatto io stesso una grande interlocuzione con il presidente Draghi», dice Conte il vanaglorioso. Ritiene che “Per tre quarti l’impianto normativo complessivo è targato Bonafede-Cinquestelle”. Contento lui. Ma la ricostruzione dell’ex premier non ha convinto per nulla. Non vengono esclusi provvedimenti disciplinari per eventuali assenti ingiustificati durante la fiducia. In assemblea sono due le parlamentari che annunciano di avere dei dubbi sul sì alla fiducia: la deputata siciliana Antonella Papiro e la sua collega calabrese Elisabetta Barbuto.

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