Folle retroscena a 5 stelle: “Il No alle Olimpiadi di Roma 2024 l’ha deciso il meccanico di Di Battista”

martedì 10 Agosto 19:18 - di Luisa Perri
Di Battista, meccanico

Il no alle Olimpiadi di Roma 2024, che così tiene banco in questi giorni dopo l’exploit di Tokyo 2020, ha avuto una genesi surreale. Tenetevi forte: ha deciso tutto il meccanico di Alessandro Di Battista.

Ingenuamente i giornalisti avevano immaginato una decisione maturata diversamente. Aveva pronunciato lo sciagurato no autonomamente la sindaca Virginia Raggi? Aveva deciso Grillo? Di Maio o Casaleggio? Si era radunato lo stato maggiore dei 5 Stelle? Niente di tutto questo. Il vero stratega è stato un tale Massimo, meccanico personale di Alessandro Di Battista.

Lo ha scritto lo stesso ex deputato pentastellato nelle sue “memorie” pubblicate nel libro pubblicato da Rizzoli (Meglio liberi. Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare). Un libro molto venduto, ma che evidentemente nessuno ha letto, perché non è arrivata alcuna smentita. Oppure, peggio ancora, va considerata come verità ufficiale. 

Il metodo Di Battista: “Chiesi al meccanico e disse no”

Non a caso il sito Vigilanzatv ha recuperato questo stralcio del memoriale del Che Guevara di Roma Nord. E lo ha riproposto ora che il tema è tornato d’attualità. Un passaggio per certi versi esilarante, per altri avvilente. Una decisione dal valore di miliardi di euro, che incide sul Pil di una nazione, affidata al meccanico di Di Battista, rievoca il famoso detto napoletano della pazziella in mano e criature.  

«Ero estremamente contrario alle Olimpiadi – scrive Di Battista – ma non ero sicuro che i romani la pensassero come me. In quei giorni mi domandavo se fare un referendum cittadino e proporlo durante le due settimane precedenti il ballottaggio non fosse una soluzione più morbida rispetto a un ‘no’ secco. Decisi di telefonare a Massimo, il mio meccanico, e gli chiesi di radunare un po’ di amici perché, gli dissi scherzando (ma neppure troppo), ‘dovevamo prendere una decisione politica».

Ma non è finita qui, nel libro Di Battista illustra inoltre che il meccanico Massimo: «Radunò una decina di persone: l’edicolante, il fruttivendolo del quartiere, un paio di parenti, un pensionato. Io arrivai all’officina in motorino, lo parcheggiai, scesi, mi tolsi il casco e chiesi a Massimo se si trattava di persone di fiducia. Te poi fida’ disse lui. Così, quasi in modo solenne, domandai cosa ne pensassero delle Olimpiadi a Roma. Le loro risposte furono molto aspre, e non posso riportare le parole esatte per evitare querele. A ogni modo uscii dall’officina, dal mio ‘soviet’ personale tra bulloni, pezzi di ricambio e olio, e mandai un messaggio a Virginia: ‘Sulle Olimpiadi nessuna esitazione, linea durissima. La stragrande maggioranza dei romani sta dalla nostra parte».

Ecco in che mani sono finiti gli elettori in questi anni, sotto la giunta Raggi. Servirà come promemoria per il voto del 3 e 4 ottobre.

 

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