Scissione congelata. Grillo blocca il voto sul comitato direttivo e sceglie 7 saggi per riformare il M5S

sabato 3 Luglio 9:56 - di Adele Sirocchi
Grillo

Beppe Grillo torna sui suoi passi. E accoglie la richiesta di mediazione arrivata dai parlamentari: così ha bloccato il voto sul comitato direttivo indetto su Rousseau.

Grillo sceglie sette saggi per riformare il M5S

E ha annunciato che “individuerà un comitato di sette persone che si dovrà occupare delle modifiche ritenute più opportune in linea con i principi e i valori della nostra comunità”. Il comitato sarà composto dal presidente del comitato di garanzia Vito Crimi, dal capogruppo della camera Davide Crippa e del senato Ettore Licheri, dal capogruppo in parlamento europeo Tiziana Beghin, da un rappresentate dei ministri, Stefano Patuanelli, da Roberto Fico e Luigi Di Maio.

Ma non è una mano tesa a Conte

Per il momento sembra dunque che la linea dei “pacieri” abbia vinto e che la scissione sia scongiurata. Ma non bisogna sottovalutare la circostanza – come rileva Il Fatto – che Grillo non fa mai il nome di Giuseppe Conte e non è detto che la rielaborazione delle carte statutarie del Movimento possa rappresentare una mano tesa all’ex premier. Piuttosto quella di Grillo appare come una mossa tattica per bloccare Vito Crimi, che aveva indetto la votazione per il comitato direttivo sulla piattaforma alternativa a Rousseau e per far pronunciare Conte sul suo futuro: restare nel M5S oppure fondare un altro partito.

La partita di Luigi Di Maio

In mezzo a questa gigantesca rissa politica c’è chi si chiede, come fa Daniele Capezzone su La Verità, che partita stia giocando Luigi Di Maio. “La sensazione – commenta Capezzone – è che il ministro degli Esteri sia il più furbo di tutti e si tenga aperte diverse porte, riservandosi un posto in prima fila nello schema che alla fine risulterà ai suoi occhi il più solido. In pubblico e davanti ai militanti fa il paciere; contemporaneamente, ha aperto la trattativa con Conte; nel frattempo, tiene i contatti con Grillo, al quale sa di potersi proporre sia come alternativa a Conte, sia, in caso di tregua armata, come vice Conte per marcare a uomo e controllare l’ex premier”.

Tra Conte e Grillo Virginia Raggi non si schiera

A fare per prima le spese della disintegrazione grillina è intanto Virginia Raggi. La sindaca di Roma uscente ha evitato di schierarsi, ma nelle prime uscite della sua campagna elettorale si era mostrata sorridente e gaia al fianco di Giuseppe Conte. lei assicura che la frattura «si può ricomporre: sono due persone ragionevoli» però perde la maggioranza al Campidoglio e la confusione che regna sotto il cielo di Roma è la metafora della dissoluzione a 5Stelle.

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