“Rika”, l’ultimo romanzo di Mario Vattani: un noir sul coraggio di diventare se stessi

venerdì 30 Luglio 10:59 - di Annamaria Gravino
rika mario vattani

Incalzante, ritmato, cinematografico. Rika, l’ultimo libro di Mario Vattani, edito da Idrovolante, conferma tutte le qualità di scrittore di questo diplomatico che più volte si è cimentato, con ottime prove, nella narrativa. Anche per questo il romanzo è perfetto per la valigia delle vacanze. Come tutti i libri di Vattani, però, anche Rika, che prende il titolo dal nome della protagonista, non si esaurisce nello svago di una scrittura felice, che pure è gradevole compagnia.

In “Rika” Vattani racconta il coraggio di essere se stessi

Vattani in questa nuova avventura, attraverso quelle coloriture noir che abbiamo già conosciuto in Doromizu. Acqua torbida e Al Tayar. La corrente, ci racconta una storia di coraggio. Anzi, la storia “del” coraggio: quello di arrivare a essere se stessi, liberando il proprio carattere e imparando a dire no. Rika è una storia di ribellione e di affermazione. Attraverso il trauma, la paura, la lotta, la fedeltà a quello che si era ripromessa, la giovanissima protagonista del romanzo (e il lettore con lei) giunge a un lieto fine anomalo, che non ha niente di mieloso e scontato, ma che comunque conforta, quasi consola.

Un racconto ispirato a un fatto di cronaca

Il racconto prende spunto da un fatto di cronaca realmente avvenuto una decina di anni fa a Roma e del quale Vattani, di recente nominato ambasciatore a Singapore, fu testimone indiretto nella sua veste di allora consigliere diplomatico del sindaco. Una ragazzina giapponese in vacanza in città subì un tentativo di violenza, dopo essersi allontanata dalla madre per un litigio. Riuscì a salvarsi e a far arrestare il suo aggressore. «Questa storia dimostra che dovunque ci si trovi, sia pure nella solitudine più assoluta, l’individuo riesce con la propria personalità, con il proprio coraggio, non solo a salvarsi, ma a trasformarsi in qualcosa di migliore», ha commentato Vattani, raccontando lo spunto e la morale del romanzo, che proprio per queste caratteristiche ha voluto dedicare alla figlia adolescente.

Specchiarsi nello sguardo di Rika

Così, in «un mondo miserabile, alla Dickens», in cui Tokyo e Roma emergono entrambe senza compiacimenti nei loro aspetti di capitali diversissime, ma ciascuna percorsa da predatori senza redenzione, Rika, con il suo sguardo di adolescente, ci restituisce il brutto e il bello della nostra società. «Gli occhi di questa ragazza così lontana da noi – si legge nella sinossi – diventano uno specchio implacabile in cui improvvisamente ci riconosciamo, spogliati da ogni presunzione di cultura, civiltà o superiorità, presi dalle nostre ossessioni, dalle nostre debolezze, senza scuse di fronte al valore tagliente e spietato del coraggio».

Vattani e la scrittura: «Ora è il tempo del fare»

«Rika è un po’ il mio testamento da scrittore: una storia esplosiva, violenta, brutta, che fa emergere la bellezza immortale della giovinezza», ha detto Vattani, spiegando in un’intervista all’Adnkronos che con questo romanzo «si chiude anche una fase della mia vita: è un po’ un addio, o forse un arrivederci, alla scrittura». «C’è un momento per l’azione e uno per l’elaborazione, quasi come nell’equilibrio tra penna e spada di cui parlava Mishima», ha proseguito l’ambasciatore, per il quale «adesso questo periodo si conclude, perché la prospettiva per un diplomatico è andare all’estero, e la vita all’estero è una vita operativa, fatta di azione, quindi non puoi pensare e raccontare, devi fare. E ho voluto chiudere questa fase con una delle storie che più mi hanno colpito, e commosso. Una discesa agli inferi a cui succede una catarsi, una resurrezione».

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