Pegasus, gli israeliani dell’Nso: pronti a collaborare, c’è qualcuno dietro le false accuse

mercoledì 28 Luglio 11:10 - di Paolo Lami
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Giurano che con il loro software di spionaggio “Pegasus” sono state salvate, in questi ultimi anni, moltissime vite ed evitati centinaia di attentati terroristici e si dicono comunque pronti a  collaborare con le autorità statali che si stanno interessando al possibile utilizzo malevolo del trojan ma negano che il sistema possa essere stato utilizzato per scopi meno nobili, come l’intercettazione abusiva di giornalisti e attivisti dei diritti umani, magari da parte di Stati teocratici o dittatoriali.

I cyber specialisti israeliani della Nso, l’azienda privata che noleggia, a licenza, l’invasivo software Pegasus escono allo scoperto per fronteggiare le accuse, oramai di domino pubblico, formulate da un Consorzio mondiale di giornalisti investigativi che, invece, assicurano di aver scoperto con certezza l’utilizzo illecito del sistema anche contro giornalisti ed attivisti di diritti umani.

“Siamo pronti a collaborare con le autorità” e “siamo contenti di collaborare con qualsiasi inchiesta“, assicura, parlando con La Repubblica, Ariela Ben Abraham, che dirige la comunicazione globale per la Nso, l’azienda israeliana nell’occhio del ciclone per l‘inchiesta giornalistica sul cosiddetto “Progetto Pegasus”.

“Ci chiediamo chi ci sia dietro questa operazione: 90 giornalisti da tutto il mondo che peraltro ora sostengono che l’elenco famoso non è direttamente correlato con Nso – si interroga Ariela Ben Abraham. – Nso non ha un database di 50mila obiettivi. Non è possibile, con i numeri su cui lavoriamo, che limitano il cliente a 100 licenze annue“.

Il Consorzio dei giornalisti ha diramato un elenco di Paesi che avrebbero utilizzato Pegasus in maniera illegale citando, fra gli altri, il Marocco. Che ha smentito con decisione. Così come altri Paesi.

“Non ci è stata fornita nessuna prova finora – continua la portavoce di Nso. – Stiamo considerando di agire contro chi ha diffuso queste menzogne”, dice lasciando capire che l’azienda si prepara ad una battaglia legale. Forse qualcuno ha passato ai giornalisti una polpetta avvelenata mischiando abilmente vero e falso per scopi diversi da quelli puramente etici che i giornalisti credevano di perseguire.

“Grazie a Pegasus le vite di decine di migliaia di persone sono state salvate, sono stati evitati attentati terroristici – assicura la dirigente di Nso. – Durante il Covid è stata sventata una rete di cento pedofili“.

Attualmente, continua, “Pegasus ha 45 clienti, solo Stati, la maggior parte europei“, mentre “a oltre 55 Stati abbiamo rifiutato di vendere“.

“Siamo la prima compagnia cyber ad aver aderito alle linee guida dell’Onu per il business e i diritti umani – rivendica Ariela Ben Abraham. – Il contratto è molto specifico sugli scopi per cui può essere utilizzato il software e viene rivisto periodicamente. Se riceviamo delle denunce, facciamo debite verifiche con le quali il cliente è tenuto a collaborare”.

E, aggiunge, “se qualcuno abusa della nostra tecnologia, non abbiamo problemi a terminare il rapporto“, anche “al costo di perdere milioni di dollari“.

Inevitabile la domanda su uno dei clienti più delicati coinvolti nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. E l’Arabia Saudita?

“Non riveliamo dettagli sui nostri clienti – risponde la portavoce Nso con un riferimento all’omicidio Khashoggi – Respingiamo qualsiasi connessione con quel delitto atroce. Abbiamo fatto più controlli e lo spyware non si trovava né sul suo cellulare né su quello della sua fidanzata o di altre persone connesse a lui”.

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