Palamara scopre da Davigo che anche Gigliotti aveva i verbali dell’avvocato Amara

sabato 24 Luglio 17:04 - di Roberto Frulli

Luca Palamara scopre dall’intervista di Davigo al Corriere della Sera “che i verbali dell’avvocato Amara sulla Loggia Hungaria erano anche nella disponibilità di Fulvio Gigliotti, presidente del collegio della sezione disciplinare”. Cioè colui che ha rimosso lo stesso Palamara dalla magistratura.

Una circostanza che fa saltare sulla sedia Palamara. E induce i legali dell’ex-consigliere del Csm a presentare un esposto.

“Alla luce delle dichiarazioni rese in una intervista dal dottor Davigo pubblicata oggi dal Corriere della Sera, emerge – annota la difesa di Palamara – che i verbali dell’avvocato Amara sulla Loggia Hungaria erano anche nella disponibilità di Fulvio Gigliotti, presidente del collegio della sezione disciplinare che ha rimosso il dott. Palamara dalla magistratura. Le nuove e coraggiose dichiarazioni del dottor Davigo impongono ora di comprendere per quale motivo il dott. Gigliotti non si sia astenuto pur conoscendo quei verbali e abbia ugualmente partecipato alla espulsione di Palamara dalla magistratura”.

”Per questo motivo – annunciano gli avvocati difensori dell’ex-esponente del Csm – depositeremo nei prossimi giorni un esposto alla Procura della Repubblica, per fare compiuta chiarezza su una vicenda che oramai presenta tratti oscuri e inquietanti”.

”Ormai appare chiaro che non solo membri del collegio disciplinare ma il Csm tutto fosse a conoscenza di atti che ne hanno preventivamente influenzato il giudizio“, concludono i legali di Palamara.

Ma cosa ha detto Davigo nell’intervista incriminata tanto da far dire ai difensori di Palamara che si tratta di una vicenda con tratti inquietanti”?

L’ex-pm di Mani Pulite ha affrontato con il Corriere della Sera la questione che gli fu riferita dal pm di Milano, Paolo Storari, sui verbali dell’ex-consulente legale dell’Eni, l’avvocato Pietro Amara, il quale sosteneva dell’esistenza di una presunta “Loggia Ungheria” o “Loggia Hungaria” ai Parioli, a Roma, della quale avrebbero fatto parte magistrati, alte cariche istituzionali e uomini delle forze dell’ordine in grado di determinare la politica giudiziaria e indirizzando le nomine negli uffici giudiziari più importanti d’Italia.

Davigo, appunto, si era fatto latore presso diversi colleghi del Csm e perfino presso il procuratore generale Salvi, delle lamentele di Storari sul fatto che il capo della Procura di Milano, Francesco Greco, non aveva, a quattro mesi di distanza dalle dichiarazioni di Amara, proceduto all’apertura di alcun fascicolo.

Perdipiù Davigo aveva passato a vari colleghi o, comunque, fatto visionare, i verbali di Amara. Violando così il segreto, questa la contestazione.

«Se la procedura da seguire non consente di mantenere il segreto, allora non si può seguire. Al Csm, nonostante le cautele adottate, vi era stata la dimostrazione pochi mesi prima sulla notizia dell’indagine perugina su Palamara. – ha spiegato Davigo stamane al Corriere. – Nell’aprile 2020 Storari mi descrisse una situazione grave . E, cioè, che a quasi 4 mesi dalle dichiarazioni di Amara su un’associazione segreta i suoi capi non avevano ancora proceduto ad iscrizioni, che il codice invece richiede ‘immediatamente’. Per evitare possibili conseguenze disciplinari gli consigliai di mettere per iscritto. Pure se una Procura non crede a un dichiarante, non può sottrarre al controllo del gip la notizia di reato: deve iscriverla e poi chiede l’archiviazione“.

Storari mi diede file word del pc a supporto della memoria”, ricorda Davigo.

Lana caprina?, chiede il giornalista del Corriere. “Lo può pensare chi trova rilevante il contenitore anziché il contenuto – ribatte Davigo. – A inizio maggio Storari mi disse che nulla era cambiato e anzi che Greco lo aveva rimproverato per la sollecitazione. A questo punto ritenni urgente avvisare il Csm. E informai il vicepresidente Ermini. – aggiunge Davigo – In uno dei colloqui successivi glieli diedi, stampati, tutti quelli che avevo, ‘così li puoi consultare’. Anche perché venivano chiamati in causa consiglieri sia del Csm in carica sia del precedente. Ermini convenne – lo mette nei guai Davigo – sulla serietà e gravità della situazione”.

“Nessuno si è sognato di dirmi di formalizzare. Non lo fece Ermini e non lo fece Salvi. – peggiora la situazione l’ex-pm di Mani Pulite. – Se mi avessero chiesto di formalizzare, avrei fatto subito una relazione di servizio”.

Salvi, se riteneva irregolare la procedura, essendo titolare dell’azione disciplinare e anche autorità giudiziaria e anche vertice della magistratura inquirente, poteva e doveva interrogarmi subito come persona informata sui fatti. – incalza Davigo – Eppure non lo ha fatto, salvo poi prendersela con Storari. Se mai forse ho sbagliato io a illudermi che l’intervento del procuratore generale, cioè la telefonata a Greco, dopo la quale almeno fu iscritta a Milano la notizia di reato, potesse aver avviato a risoluzione la questione. La verità è che Storari in un Paese serio sarebbe destinatario di un encomio per aver cercato di fare rispettare la regola, invece è sconfortante sia sottoposto ad azione disciplinare“.

“Forse ho compromesso la mia permanenza al Csm. Ma non potevo non riferire a chi di dovere una situazione gravissima che Storari mi aveva segnalato nel mio ruolo istituzionale. – conclude Davigo – Io credo di aver servito con disciplina e onore la giustizia. E non credo sarà questa accusa, infondata, a sporcare 42 anni di servizio”.

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