Orban sfida Bruxelles: referendum sulla legge anti-pedofilia criticata dal mondo Lgbt

giovedì 22 Luglio 15:49 - di Redazione

Il Premier ungherese Viktor Orban ha annunciato un referendum sulla criticatissima legge varata ai primi di questo mese che proibisce di esporre i minorenni a materiale riconducibile a persone Lgbt+. Ci saranno cinque quesiti, cui quali Orban chiede di rispondere negativamente. Fra i quali: “Vuole che ai minorenni siano mostrate, senza restrizioni, contenuti di natura sessuale in grado di influenzarne lo sviluppo?”.

Il referendum chiederà inoltre agli ungheresi se sostengono «l’esposizione illimitata dei piccoli a contenuti sessuali dannosi sui media» e se sono d’accordo con la «promozione di trattamenti per il cambiamento di genere per i minori».

“Gli attivisti Lgbt+ visitano asili e scuole e vi svolgono lezioni di educazione sessuale. Vogliono farlo anche in Ungheria”, ha sostenuto il Premier in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyden, ha definito la legge come una “vergogna” e anticipato la sua intenzione di “usare tutti i poteri legali della Commissione per fare in modo che siano garantiti i diritti di tutti i cittadini europei”.

La legge ungherese ha fatto scattare il 15 luglio scorso una procedura d’infrazione dell’Ue nei confronti di Budapest per violazione dei diritti fondamentali. Ma Orban non ha intenzione di fare passi indietro e sfida Bruxelles. «È in gioco il futuro dei nostri bambini, non possiamo cedere nulla su questo terreno», ha detto nel suo messaggio su Facebook. E ancora: «Nelle scorse settimane Bruxelles ha attaccato l’Ungheria sulle misure di protezione dei minori. Ma le nostre leggi non permettono propaganda sessuale nei nidi, nelle scuole, in televisione e nella pubblicità. Solo la volontà popolare può difenderci».

Orbán ha fatto riferimento a un altro plebiscito, quello del 2016, quando chiese ai cittadini di rifiutare l’accettazione dei migranti: «Si voleva forzare l’Ungheria, ma il referendum e la comune volontà del popolo fermarono Bruxelles».

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