L’Asi: ecco quanto è costata la pandemia allo sport, 12 miliardi in fumo e 200mila posti a rischio

mercoledì 14 Luglio 20:12 - di Redazione

L’Asi, le Associazioni Sportive e Sociali Italiane, Ente presieduto dal senatore Claudio Barbaro, fa i conti in tasca allo sport messo in ginocchio dalla pandemia.

E, dati Istat alla mano, prevede un incremento di spesa sanitaria fino a 71 miliardi di euro nei prossimi anni solo causa dell’aumento della sedentarietà durante la pandemia.

Peraltro, annota l’Asi, con oltre 300 giorni di chiusura, circa 12 i miliardi di euro sono già andati in fumo, il 10% delle strutture ha chiuso, un altro 27% è a rischio chiusura da qui a fine anno. E, avverte l’Asi, sono a rischio 200 mila posti di lavoro.

L’occasione per fare il punto sullo stato dello sport è la tavola rotonda organizzata da Asi e ospitata sul portale di Adnkronos.

È il primo di una serie di incontri online che andranno ad affrontare problemi di respiro nazionale ma che daranno spazio alle realtà regionali. Una nuova chiave di lettura che si è rivelata da subito vincente registrando un alto grado di ascolti.

Siamo alla ripartenza dello sport, sulla carta. Ma, per capire se si tratterà di vera ripresa, bisognerà attendere l’autunno.

Ora, senza tentennamenti, è il momento da parte del Governo di supportare l’impegno di chi eroga sport (associazioni e strutture). E riavvicinare chi, in questo periodo di pandemia, si è allontanato dalla pratica sportiva.

Insomma, la partita vera si gioca adesso. Ai dati di autunno dovremo arrivare preparati. Gli operatori sportivi sono allo stremo . E non possono affrontare una seconda crisi come quella già passata.

L’analisi parte, dunque, dalla Calabria. “Un momento di confronto come quello odierno è importante per comprendere lo stato dell’arte legato alle singole realtà regionali e capire in quale direzione andare. Ogni scelta di carattere nazionale dovrebbe tenere conto delle singole problematiche locali”, ha spiegato il vicepresidente vicario di Asi, Bruno Campanile.

Invitati alla tavola rotonda, oltre a Campanile, Andrea Pambianchi, presidente di Ciwas, Giuseppe Melissi, presidente di Asi Calabria, Giorgio Lico, vicepresidente del Coni Calabria, Clotilde Minasi in rappresentanza della Regione Calabria.

Gradita presenza, quella dei calciatori Sergio Floccari e Nicolas Viola. A moderare, Valentina Fasolato, Responsabile Marketing e Comunicazione di ASI Sport e Fisco.

Giuseppe Melissi, spiega il punto di vista del territorio: ”A livello governativo, si sono stanziati fondi un po’ alla cieca, senza andare ad analizzare di fatto le esigenze del territorio. Serve un maggiore ascolto del territorio e l’iniziativa di Asi va in questa direzione”.

“I centri sportivi sono stati i primi a essere chiusi e sempre gli ultimi a poter riaprire anche se i controlli dei Nas sono sempre andati bene contrariamente a quelli avvenuti nei supermercati e sui mezzi pubblici”, ha rincarato Andrea Pambianchi, presidente Ciwas.

Giorgio Lico, vicepresidente Coni Calabria, lancia l’allarme sull’allontanamento dei giovani dallo sport: “Avremo purtroppo una perdita di talenti futuri. Abbiamo un senso di ripartenza che è al momento apparente: mi auguro non avvenga come lo scorso anno in cui ci hanno fatto riaprire brevemente e poi richiudere”.

Sulla stessa linea, Clotilde Minasi, consigliere di maggioranza della Regione Calabria: “C’è ancora tanta paura nell’avvicinarsi ai centri sportivi. Di questo siamo consapevoli. Io credo che lo sport meriti attenzione perché luogo di valori, condivisione, educazione, impegno oltre che un grande indotto economico e anche attrattore turistico, riflesso utile sul servizio sanitario”.

Alla tavola rotonda sono intervenuti anche due calciatori nati in Calabria, Sergio Floccari e Nicolas Viola.

E proprio da chi ha fatto dello sport la propria ragione di vita, come Sergio Floccari, arriva un appello: “Dobbiamo incentivare i ragazzi a tornare a praticare lo sport per il benessere sia fisico che psicologico; il nostro compito è quello di riuscire ad aiutare le generazioni più colpite dal Covid, quelle degli adolescenti, quelli che hanno perso interesse o pensano di non poter riprendere come prima”.

Nicolas Viola ha invece posto l’accento sulla tempra degli Italiani: “Come professionista ho il dovere morale di aiutare giovani, insegnare loro quello che hanno insegnato a me e contribuire alla loro crescita. Confronti come questi sono il motore per accendere questo meccanismo”.

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