Il Padrino non muore mai: blitz antimafia, 10 arresti a Palermo. “Legati ai boss di New York” (video)

mercoledì 14 Luglio 13:47 - di Davide Ventola
blitz antimafia

Blitz antimafia dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo. Su delega della Dda, i militari hanno eseguito 10 arresti (9 in carcere e uno ai domiciliari) e un obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di 11 persone indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso, detenzione di stupefacenti, favoreggiamento personale e tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

Blitz antimafia all’alba: chi sono gli arrestati

L’indagine, coordinata da un pool di magistrati diretti dal Procuratore aggiunto Salvatore De Luca, ha permesso di disarticolare la famiglia mafiosa di Torretta, piccolo centro da 4mila abitanti nell’hinterland palermitano, inserita nel mandamento urbano di Passo di Rigano. Torretta viene definita “da sempre roccaforte mafiosa e punto di collegamento tra cosa nostra siciliana e l’omologa organizzazione criminale newyorkese”. La famiglia mafiosa torrettese si e’ in passato distinta, tra l’altro, per il ruolo dei suoi esponenti quali garanti per il rientro in Italia dei cosiddetti “scappati”, rappresentati dalla fazione sconfitta e ostracizzata dai corleonesi di Toto’ Riina al termine della seconda guerra di mafia.


Operazione Crystal Tower tra Palermo e New York


L’indagine, ribattezzata “Crystal Tower”, ha rivelato un quadro completo della locale realta’ mafiosa, caratterizzata “da una costante, sebbene incruenta, conflittualita’ interna” nell’ambito della quale emergevano soggetti appartenenti a fazioni storicamente slegate fra loro, tra cui Raffaele Di Maggio, figlio dello storico esponente mafioso torrettese Giuseppe, detto “Piddu i Raffaele”, morto nel gennaio 2019, al vertice della famiglia mafiosa torrettese coadiuvata da Ignazio Antonino Mannino, anch’egli con funzione direttiva e organizzativa del sodalizio, e da Calogero Badalamenti, affiliato cui e’ stata affidata l’area di Bellolampo; Lorenzo Di Maggio, detto “Lorenzino”, affiliato del sodalizio scarcerato nell’agosto del 2017 e sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Carini; Calogero Caruso, “Merendino”, anziano affiliato gia’ figura di vertice della famiglia mafiosa torrettese, sotto il quale si andava accreditando il nipote Filippo Gambino; Calogero Christian Zito, affiliato alla famiglia mafiosa torrettese monitorato in numerosi spostamenti tra l’isola e gli Usa.
Accanto a loro, le attivita’ investigative svolte in direzione di due imprenditori edili torrettesi, i fratelli Puglisi, pienamente inseriti nelle dinamiche, hanno permesso di rilevare “lo spaccato socio-criminale della realta’ mafiosa dell’area investigata”.
In particolare, l’indagine ha permesso di delineare la struttura della famiglia mafiosa torrettese, oltre che individuare i canali di comunicazione con gli esponenti di vertice del mandamento mafioso di Passo di Rigano; documentato il “persistente e saldo legame” con esponenti di spicco de “la cosa nostra” statunitense capace, da un lato, di condizionare, attraverso propri emissari, gli assetti criminali torrettesi e, dall’altro, essere fonte di tensioni in occasione dell’omicidio del mafioso newyorkese Frank Cali’, esponente di spicco della famiglia Gambino di New York.

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