Giustizia, M5S in tilt per la fiducia: in 30 pronti a dire no. Dadone parla di dimissioni, poi ritratta

venerdì 23 Luglio 19:09 - di Sveva Ferri
giustizia m5s

La richiesta di fiducia sulla riforma della Giustizia manda in tilt il M5S, già alle prese con le questioni tutte interne legate al voto sul nuovo statuto di Giuseppe Conte, in programma per il 2 e il 3 agosto. Il Movimento ribolle, mentre Conte è impegnato nel difficile compito di trovare una mediazione con il Guardasigilli Marta Cartabia e il premier Mario Draghi che possa accontentare i suoi e, soprattutto, evitare una debacle politica che potrebbe travolgere anche lo stesso governo.

«Oltre 30 deputati M5S pronti a non votare la fiducia sulla giustizia»

I malumori sono fortissimi e, secondo le indiscrezioni raccolte dall’Adnkronos, per lo meno una trentina di deputati sarebbe pronta a non votare quella fiducia la cui richiesta è stata sottoposta al Cdm nel quale siedono anche i ministri pentastellati. E «i numeri sono destinati a salire vertiginosamente», sono i pronostici dei malpancisti, per i quali comunque «bisogna vedere cosa si ottiene». Il livello di nervosismo che sta investendo il M5S è apparso chiaro in tutta la sua portata anche nelle dichiarazioni del ministro delle Politiche giovanili, Fabiana Dadone.

«Valutare le dimissioni»: Dadone esagera e deve smentire

Ospite ad Agorà estate, Dadone ha detto che le dimissioni dei ministri pentastellati dal governo in caso di mancato accordo sulla giustizia sono «un’ipotesi che dovremo valutare insieme a Giuseppe Conte. Un’ipotesi che sicuramente bisognerebbe valutare». «In questa settimana ci aspettiamo una discussione costruttiva in termini di miglioramenti, poi vedremo le decisioni da prendere», ha aggiunto Dadone. L’appoggio del M5S al governo Draghi è dunque a rischio? «Dipende quale sarà l’apertura sulle modifiche tecniche», ha detto il ministro delle Politiche Giovanili, che più tardi ha dovuto fare una marcia indietro.

Iv all’attacco: «Dadone? Quella nota solo per i piedi sulla scrivania?»

«Non è nel mio stile minacciare quindi respingo al mittente i titoli apparsi in tal senso, ma è nel nostro stile dialogare e confrontarci. Lo stanno facendo Draghi e Conte che sono due persone di alto profilo e sono certa troveranno punti di incontro», ha scritto in un post su Facebook Dadone, che per quelle parole sulle dimissioni dei ministri pentastellati è finita nel mirino di Pd e Italia Viva, suscitando anche una certa irritazione nella Lega. «La ministra Dadone, nota soltanto per aver fatto una foto con i piedi sulla scrivania, minaccia le dimissioni se non si cambia la riforma della ministra Cartabia, ex presiedente della Corte costituzionale. Neanche se mi proponessero il 2X1 avrei dubbi su chi tenere al governo», ha scritto il capogruppo di Iv al Senato, Davide Faraone, mentre la senatrice dem Valeria Fedeli si è detta «allibita» per le parole del ministro.

 

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