Giustizia, Conte tira un sospiro di sollievo: «Draghi non mi ha parlato del voto di fiducia»

lunedì 19 Luglio 13:48 - di Niccolò Silvestri
Conte

È probabile che per prepararsi all’incontro di questa mattina con Conte, Mario Draghi avrà sfogliato con maggiore attenzione il Fatto Quotidiano. Non tanto perché la testata sia l’house organ dei 5Stelle targati Giuseppi, quanto perché il faccia a faccia verteva sulla giustizia. Un tema, si sa, che rappresenta il core business dei manettari lettori del giornale di Travaglio. Leggendolo, sarà sicuramente sarà rimasto impressionato dal rivelato gioco di sponda tra il neo-leader del MoVimento ed Enrico Letta e ancor di più dall’annunciato ricorso alla «base» nel caso gli passasse per la mente di porre la fiducia sulla riforma Cartabia. Forte dei preziosi elementi acquisiti sulla strategia del nemico, il premier ha dato via all’incontro, durato meno di un’ora e definito da Conte «proficuo e cordiale».

Conte ricevuto a Palazzo Chigi

Tanto più che «di fiducia», come ha assicurato lo stesso ex-premier parlando con i giornalisti, «non si è parlato». Si è invece parlato dell’atteggiamento del M5S di fronte ad un testo che sempre stamattina il Fatto di Travaglio presentava alla stregua di un “tana libera tutti“, di cui avrebbero beneficato soprattutto gli immancabili “colletti bianchi“. «A Draghi ho ribadito che saremo molto vigili nello scongiurare che non si creino soglie di impunità», ha avvertito Conte. Appoggio, dunque, ma senza rinunciare a possibili miglioramenti durante l’esame in Aula. «Mettiamo da parte bandierine e ideologie – ha esortato -. Ma non possiamo assolutamente creare le condizioni e il rischio che possano svanire i processi».

La commedia degli equivoci

Quanto ai tempi, Conte è stato alquanto sibillino. «Al governo – ha riferito – stanno a cuore tempi molto rapidi nell’approvazione. Ma c’è una dialettica parlamentare ed è giusto si sviluppi». Parole, queste ultime, che autorizzerebbero a pensare ad una sorta di disco verde da parte di Draghi a possibili emendamenti alla riforma. Uno scenario dagli sviluppi imprevedibili, dal momento che sarebbe difficile spiegare che quel che il premier ha consentito ai 5Stelle, lo vieterebbe ad altri partner della maggioranza, come ad esempio Forza Italia. Lo stesso timing fissato dal premier rischierebbe di saltare. Saranno perciò le prossime ore a dirci se quella andata in scena poche ore fa a Palazzo Chigi è solo l’ennesimo atto di una sempre più stucchevole commedia degli equivoci.

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