Caso Amara, dopo l’avviso a Greco ora occhi puntati su Csm, Cassazione e Quirinale

sabato 31 Luglio 10:37 - di Paolo Lami
PIETRO_AMARA

“Ai pm rispondo nessuna impunità“, aveva avvertito ieri la ministra Marta Cartabia, ospite di un forum sulla Giustizia nella redazione di Repubblica proprio mentre lo spinoso caso Amara prendeva una piega imbarazzante con l’avviso di garanzia , firmato dai magistrati della Procura di Brescia, territorialmente competenti, recapitato al capo della Procura di Milano, Francesco Greco, con l’accusa di aver volutamente ritardato di 5 mesi le indagini sulla presunta Loggia Ungheria.

E ora quelle parole della Cartabia, rivolte alla nuova riforma della Giustizia, finiscono per riverberare sul caso Amara perché se il principio di “nessuna impunità” è valido per tutti i cittadini non si capisce il motivo per il quale non dovrebbe essere altrettanto valido per tutti i magistrati. E non solo.

Ecco, allora che, inevitabilmente, il pensiero corre a quanti, dentro e fuori dal Csm, sono rimasti inzaccherati dal caso Amara, quelli che hanno letto la copia in word dei verbali dell’ex-consulente legale dell’Eni, quelli che hanno saputo da Piercamillo Davigo (anche lui indagato), direttamente o per interposta persona, delle lamentele del pm Paolo Storari (anche lui indagato) sui ritardi nell’indagine per accertare se l’avvocato Pietro Amara (anche lui indagato) avesse detto la verità o meno sulla Loggia Ungheria.

Se “nessuna impunità” è la parola d’ordine della futura Giustizia italiana, gli atti della magistratura e di quanti indagano sulla vicenda Amara non possono che essere conseguenti.

Davigo ha spiegato di aver parlato della vicenda con il Procuratore Generale della Cassazione, Giovanni Salvi. Che, ora, ha avviato un procedimento contro il pm Storari.
Per lui, indagato a Brescia e sotto procedimento disciplinare al Csm, Salvi ha chiesto ai consiglieri di palazzo dei Marescialli il trasferimento d’ufficio in via cautelare. Insomma va cacciato da Milano.

Salvi era dunque a conoscenza della spinosissima vicenda Amara e di tutti i veleni che si portava dietro.

Ma Salvi non è certo l’unico a cui Davigo ha svelato un segreto che, invece, doveva restare tale.

Davigo ha ammesso di averne parlato anche con Davide Ermini, vicepresidente del Csm, renziano di ferro.

Il 5 maggio scorso, poi, di fronte ai colleghi della  Procura di Roma che lo sentono a sommarie informazioni testimoniali – ancora non è indagato a Brescia assieme a Storari per rivelazione di segreto d’ufficioDavigo fa mettere a verbale un’altra bomba: “A maggio 2020 il vicepresidente del Csm, David Ermini, mi disse di avere informato il presidente della Repubblica“. Cioè Sergio Mattarella. Che è presidente del Csm.

La domanda a questo punto ovviamente è: “nessuna impunità” vale per chiunque?

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