Bonafede, per le botte in carcere se la prendono con Salvini e dimenticano che chi doveva vigilare era lui

sabato 3 Luglio 10:34 - di Francesco Severini
Bonafede

Ora emerge che la “mattanza” del carcere di S. Maria Capua Vetere non era un caso isolato. Che situazioni simili e vergognose si sono verificate anche in altri istituti di pena. A Melfi, Ascoli Piceno, Rieti, Modena, Bologna. Emerge anche che i detenuti picchiati non venivano portati dal medico per evitare che si vedessero i segni.

Come mai la sinistra se la prende con Salvini e non con Bonafede?

Troppo facile e troppo comodo, adesso, prendersela con Matteo Salvini e con la sua foga nel difendere sempre e comunque le divise. C’era un ministro della Giustizia che avrebbe dovuto vigliare e non l’ha fatto. Era distratto? Si è fidato di relazioni alterate e incomplete? Di sicuro Alfonso Bonafede non può pensare di cavarsela minacciando querele contro chi accosta il suo nome alla macelleria nelle carceri. E il suo nome è già abbastanza sotto tiro per quella lunga inchiesta che ha riguardato il figlio di Beppe Grillo accusato di stupro di gruppo. Perché tante lungaggini? Altro interrogativo destinato a restare senza risposta. Almeno per ora. Per non parlare della scarcerazione dei boss durante la prima ondata del Covid. Altra macchia sul governo Conte bis.

Chi avallò il regolamento di conti nelle carceri?

Ai magistrati che indagano sulle violenze contro i detenuti – scrive Gian Micalessin sul Giornale – è richiesto “un passo indispensabile per individuare non solo i manganelli simbolo delle violenze, ma anche le poltrone di chi avallò l’incivile regolamento di conti. Magari partendo dal grillino Alfonso Bonafede che allora occupava la carica di Ministro di Giustizia e oggi liquida come «totalmente false» le ricostruzioni sul suo ruolo. L’ex ministro si guarda bene, però, dallo spiegare perché non pretese né inchieste, né accertamenti”.

Il Guardasigilli tramite il suo vice parlò di operazione di ripristino della legalità

Ci fu un’interrogazione sul carcere di Santa Maria Capua Vetere e il ministro fece rispondere il suo vice, il sottosegretario Vittorio Ferraresi, Cinquestelle come lui, il quale in aula spiegò che in quel carcere c’era stata solo “una doverosa operazione di ripristino della legalità”. 

Il ruolo di Basentini, il capo del Dap scelto da Bonafede

“E’ evidente a tutti – continua Micalessin – che Francesco Basentini, l’uomo da lui scelto come capo del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), non solo sapeva quanto avveniva nelle carceri, ma l’approvava e l’incoraggiava. E lo prova l’eloquente «hai fatto benissimo» con cui elogiò Antonio Fullone, il provveditore del Dap in Campania che lo informava di avere disposto la «perquisizione straordinaria» del 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Far luce sulle responsabilità di un ministro che copriva o, peggio, ignorava quanto avveniva intorno a lui è indispensabile. E non solo per far giustizia, ma anche per affrancare l’immagine dell’Italia, e delle sue divise, da quella di un Movimento 5 Stelle che ha precipitato il Paese in una delle parentesi più buie della sua storia. I silenzi, le ambiguità e le evanescenze di Bonafede sono in fondo solo l’ennesima conseguenza dell’inettitudine di una classe politica di cui il ministro è stato bandiera e colonna”.

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