A Letta piace vincere facile, ma la fa difficile: «Mi candido a Siena. Sarà una lunga corsa»

sabato 17 Luglio 12:39 - di Niccolò Silvestri
Letta

Il tono è quello enfatico, tipico di chi si accinge a compiere un’impresa ai limiti delle umane possibilità. Ma l’effetto prodotto, più che il Braveheart prima della battaglia di Sterling, rievoca il Gassman del Brancaleone alla prima Crociata. Detto senza offesa, è difficile immaginare Enrico Letta che arringa le truppe dalla sella di un candido destriero e che innalza la spada prima di lanciarsi all’assalto. Ma tant’è, nonostante non debba liberare la Scozia dalla tirannia del Plantageneto né condurre una masnada di scalcagnati in Terra Santa. Si solo è candidato alle suppletive nel collegio uninominale 12 della Toscana, quello di Siena-Arezzo.

Letta nel collegio che elesse Padoan

L’impresa che è chiamato a compiere è farsi confermare laddove già tre anni fa il Pd fece eleggere Pier Carlo Padoan, poi dimessosi per transitare all’Unicredit. Della serie, insomma, “mi piace vincere facile. Letta invece la fa difficile e parla di «lunga corsa» manco fosse la «lunga marcia» di Mao Tse-Tung. E usa il verbo «riconquistare» (per un collegio che il suo partito non ha mai perduto) manco fosse il Cid Campeador nella Spagna sottomessa dagli Arabi. «Voglio vivere completamente quest’esperienza con un’attenzione profonda», ha detto con aria ispirata mentre partecipava in videocollegamento ai lavori del congresso di +Europa. Per un segretario del Pd la Toscana è terra più che amica.

La paura del fuoco amico

Lo sa bene Tonino Di Pietro, insignito del laticlavio nel rosso collegio del Mugello. Elezioni suppletive anche in quel caso. E ancora nel 2018 Padoan vinse di circa quattro lunghezze (36 contro 32 per cento) sul candidato del centrodestra. Uno scarto solo apparentemente risicato. A far da terzo incomodo c’era infatti il candidato grillino. Ma il 22,39 per cento da lui raccolto allora oggi è solo un ricordo. Gran parte di quei consensi o rifluiranno nell’astensionismo, e quindi non peseranno, o torneranno a casa, cioè a sinistra. Ciò nonostante, Letta la fa difficile. Le sue parole segnalano un nervosismo di fondo, rivelano il timore di strane convergenze. A spaventarlo, forse, è proprio la facilità dell’impresa, almeno sulla carta. Come a dire «dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io». Ogni riferimento all’inquieto Renzi e ai tormentati 5Stelle è puramente voluto.

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