Variante indiana in una palestra di Milano. Tra i positivi un sanitario vaccinato con due dosi

lunedì 14 Giugno 16:09 - di Francesco Severini
variante indiana

Preoccupa il focolaio di variante indiana in una palestra a Milano. Non solo perché si tratta di una variante più contagiosa di tutte le altre ma perché tra i positivi (dieci in tutto), uno era un sanitario che aveva completato il ciclo vaccinale con due dosi. 140 persone hanno ricevuto  l’invito a sottoporsi al tampone.

La palestra di Milano continua le attività

Le attività della palestra intanto continuano. In base ai primi controlli, tutte le norme anti Covid sono state rispettate. Gli iscritti però chiedono di essere informati anche se non sono «contatti diretti» dei contagiati. “Non è la prima volta – scrive il Corriere della sera – che viene scovata la variante «Delta» in Lombardia. «Nella nostra esperienza, da gennaio abbiamo intercettato 12 casi – dice Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di Virologia molecolare del Policlinico San Matteo di Pavia -. Tra questi, 11 erano viaggiatori di rientro dall’India e uno era un contagio “autoctono”. Tutti non vaccinati».

Lombardia, variante indiana al 2.5% di diffusione

Nell’ultima indagine del 18 maggio la Lombardia ha scovato sei casi di B.1.617.1/2 (le sigle del virus «indiano»), con una prevalenza stimata del 2,5 per cento. «Sono numeri bassi – dice Baldanti -. E non stupisce l’infezione in un vaccinato. Al San Matteo su 4 mila immunizzati, 33 si sono re-infettati: tutti con variante inglese, tutti senza sintomi o con sintomi lievi». Insomma, di fronte a queste situazioni «è sbagliato abbassare la guardia, ma è altrettanto sbagliato fasciarsi la testa in anticipo.

La variante indiana è più resistente ai vaccini

Gli esperti guardano a ciò che sta avvenendo in Inghilterra, dove la diffusione della variante indiana ha posto un freno alle riaperture. Ne ha parlato anche il premier Mario Draghi, ipotizzando una quarantena obbligatoria per chi viene dal Regno Unito. Come si apprende da uno studio condotto dal Public Health England, la variante delta, cosiddetta indiana, sarebbe di circa il 50% più trasmissibile della variante Alfa, e aumenta di 2 volte e mezzo il rischio di essere ricoverati. Dallo studio pubblicato dalla rivista The Lancet è inoltre emerso che la nuova variante del coronavirus risulta essere più resistente ai vaccini, soprattutto dopo una sola dose.

Il virologo Menichetti: la battaglia non è ancora finita

Francesco Menichetti, primario di malattie infettive dell’ospedale di Pisa, fa il punto con Adnkronos sulla pericolosità della variante delta. “Mentre noi sappiamo che il vaccino induce una risposta anticorpale adeguata nei confronti della variante inglese e discreta nei confronti di quella sudafricana, anche se non ottimale, nei confronti dell’indiana – sottolinea l’esperto – i vaccini a nostra disposizione soffrono di più“.

Nel Regno Unito cosa è successo? “Il Paese – analizza Menichetti – ha puntato su una politica vaccinale basata su una singola dose e nel nord si è diffuso un focolaio importante di variante indiana che ha indotto il premier Boris Johnson a rimandare di un mese il calendario delle riaperture e a completare il ciclo vaccinale con le seconde dosi”.

Questo perché, spiega il virologo, “c’è presunzione che il ciclo vaccinale completo sia più adeguato”. Ma anche con il ciclo completo di vaccino nel Regno Unito sono stati registrati 12 morti “e questo – avverte Menichetti – deve essere di monito a chi ritiene che la battaglia è conclusa ed è stata vinta. La battaglia è in corso, la campagna vaccinale è in corso e, come ci insegnano le esperienze, dovrà avere dei correttivi. E non è possibile pensare di abbandonare le precauzioni, ovvero distanziamento, aerazione, lavaggio delle mani e mascherina – ammonisce – perché abbandonarle è suicida”.

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