“Niente giustifica noi femministe”: Ritanna Armeni fa autocritica: “Non abbiamo detto niente su Saman”

martedì 8 Giugno 9:06 - di Gabriele Alberti
Saman femministe
“Niente giustifica “noi femministe” per la mancanza di attenzione alla vita di questa diciottenne”. Con l’onestà intellettuale che la contraddistingue Ritanna Armeni, giornalista. scrittrice ha fatto “mea culpa” sul silenzio delle femministe sulla vicenda orribile di Saman Abbas. Lo ha scritto dai suoi canali social, sull’Huffington post, in tv: lo ha ribadito intervistata da Quarta Repubblica nella puntata di lunedì. “Non mi sono piaciuta”, ha detto. “Sento ancora un po’ di rimorso per non avere detto nulla”. La Armeni ha parlato a nome delle femministe, a cui appartiene per storia personale, e per questo le sue parole suonano ancor più come una legnata.

 Ritanna Armeni ammette: da noi femministe silenzio su Saman

Ha puntato il dito perché attorno alla storia di Saman ha sentito troppo silenzio. Ma prima lo ha puntato contro se stessa. «Niente giustifica noi femministe» ha scritto in un lungo post su Facebook. Un’ammissione coraggiosa fatta dalla Armeni. Avendo al suo attivo  tante  battaglie femministe, ora più che mai è perplessa  di fronte al silenzio di fronte a Saman, un caso che grida vendetta. Infatti la cosa che più l’ha turbata è stata «il non trovare il dramma. Che la storia di una ragazza di diciotto anni scomparsa – risponde al Giornale-  probabilmente uccisa dalla sua stessa famiglia, sia passata così, senza clamore, come una notizia normale. Ma incolpo anche me stessa, e lo dico con grande umiltà. Sento ancora il rimorso per non aver detto nulla».

“Incolpo me stessa sul caso Saman”

Questo silenzio ha una motivazione: “Un sottile razzismo è scattato in me come in molte di noi”. E fa autocritica:  “Esistono dei condizionamenti sociali che entrano in gioco quando meno ce lo aspettiamo. Quando ho letto della sua storia, dentro di me non è scattato nulla. Come se non mi riguardasse.  Come se avesse a che fare solo e soltanto con il modo di vivere di questa famiglia di immigrati”. E’ sconcertata Ritanna Armeni che per Saman non si sia parlato di  femminicidio. “Noi femministe serviamo anche a questo. A squarciare il velo. A far riflettere su cose che ci sembrano normali, ma che di normale non hanno niente”. Per questo sostiene che le  femministe dovrebbero sentirsi in colpa. «Questa ragazza voleva quella libertà che il nostro mondo occidentale le aveva mostrato e offerto. Poi l’abbiamo lasciata sola. Se le femministe non riescono a vedere uno stretto collegamento tra la battaglia per i loro diritti e la morte di una ragazza che voleva difendere la sua libertà, allora abbiamo perso qualcosa di fondamentale per strada».

Perché nessuna ha parlato sul caso di Saman

Cosa è successo alle femministe?, chiede nell’intervista al Giornale Manila Alfano. La risposta è racchiusa in un mix di egoismo e di assenza di profondità:  «Purtroppo credo che la battaglia delle donne si sia ristretta alle proprie ragioni». Le femministe di oggi sono più egoiste di ieri? La risposta è un’affermazione: «Rinchiuse nella difesa delle nostre libertà abbiamo perso di vista il resto. Noi lottiamo per temi sacrosanti e terribilmente seri: le molestie, la parità di genere, il divario salariale. Ma in questo dibattito occorre trovare uno spazio anche per storie così drammatiche come quelle di Saman. Perché invece nessuna ne ha parlato?». Un senso di colpa con il quale la Armeni ammette che le femministe hanno fatto passi indietro: «Ci sono stati altri casi purtroppo in Italia. La storia di Hina Saleem ad esempio; uccisa nel 2006 dal padre che non la accettava perché voleva vivere da occidentale. Ma allora c’era stata una attenzione diversa. Noi dobbiamo tornare a farci domande».

Il silenzio di Letta

Sull‘ HuffPost anche Pierluigi Battista, editorialista e scrittore, aveva espresso sconcerto nel constatare come non solo le femministe ma un po’ tutta l’opinione pubblica si sia girata dall’altra parte. Da parte del segretario del Pd Letta nemmeno una parola. La Armeni in Tv da Nicola Porro lo ha accennato. E Gian Micalessin oggi sul Giornale lo inchioda: “Se non fosse tragico, il silenzio di Enrico Letta sarebbe ridicolo (…). Proprio per questo il mutismo del segretario del Pd suscita sgomento. Dietro quel silenzio si nasconde l’imbarazzo politico di chi sventola la bandiera dello ius soli, ma è consapevole di non aver mai speso mezza parola per salvare le vite di ragazze come Saman”. Già, l’integrazione sbandierata a parole.

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