Impennata di contagi e variante Delta, l’Oms lancia l’allarme Africa: «L’ondata peggiore»

giovedì 24 Giugno 18:31 - di Natalia Delfino
oms africa

L’Oms lancia l’allarme Africa: il continente, infatti, sta affrontando una nuova ondata di Covid, la terza, che si prospetta come la peggiore e sulla quale pesa anche la variante Delta. I contagi sono in aumento da 5 settimane e in 48 giorni, da inizio maggio al 20 giugno, sono stati il 21% in più di quelli registrati nello stesso lasso di tempo durante la seconda ondata, all’inizio dell’anno. In numeri assoluti si parta di circa 474mila casi, con un’incidenza più forte rispetto a prima delle forme gravi della malattia.

La pandemia sta tornando in 12 Paesi

«La terza ondata sta prendendo velocità, si diffonde più velocemente, colpisce più forte. Con il numero di casi in rapido aumento e le crescenti segnalazioni di malattie gravi, l’ultima ondata rischia di essere la peggiore mai registrata in Africa», ha spiegato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Oms per l’Africa. La pandemia sta tornando in 12 Paesi africani. Alla base di questa impennata c’è una combinazione di fattori, tra i quali la scarsa osservanza delle misure di sanità pubblica, l’aumento dell’interazione sociale e del movimento, nonché la diffusione di varianti.

L’allarme dell’Oms sulla variante Delta in Africa

L’allarme riguarda anche la variante Delta. In particolare, l’Oms chiarisce che nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda è stata rilevata nella maggior parte dei campioni sequenziati nell’ultimo mese. In tutta l’Africa, sono 14 i Paesi che hanno segnalato la variante identificata per la prima volta in India.

«La finestra di intervento si sta chiudendo»

«L’Africa può ancora attenuare l’impatto di queste infezioni in rapida crescita, ma la finestra di opportunità si sta chiudendo. Tutti ovunque possono fare la loro parte prendendo precauzioni per prevenire la trasmissione», ha aggiunto Moeti, ricordando l’impegno dell’Oms per contrastare la pandemia, specie nei Paesi più colpiti come Uganda e Zambia. Soprattutto, però, si punta sui vaccini.

L’appello dell’Oms per i vaccini in Africa

L’Oms lamenta una carenza di dosi, snocciolando i numeri: 18 Paesi africani hanno utilizzato oltre l’80% delle loro forniture di vaccini Covax, 8 hanno esaurito le loro scorte, 29 hanno somministrato oltre il 50% delle loro forniture. In totale però la popolazione completamente vaccinata in Africa corrisponde a poco più dell’1%. A livello globale, riferisce l’agenzia Onu per la salute, sono state somministrate circa 2,7 miliardi di dosi, di cui poco meno dell’1,5% nel continente.

La diffusione delle posizioni no Vax nel continente

«Non aggiungiamo il danno all’ingiustizia. Gli africani non devono affrontare ulteriori restrizioni perché non possono accedere ai vaccini che sono disponibili solo altrove. Esorto tutte le agenzie di regolamentazione regionali e nazionali a riconoscere tutti i vaccini per uso di emergenza elencati dall’Oms», ha detto Moeti. Proprio sul tema dei vaccini in Africa, però, ieri l’immunologo Vittorio Colizzi aveva lanciato un allarme rispetto ai problemi di natura culturale che si incontrano nella somministrazione. «I no-vax in Africa sono la maggioranza, c’è un grande problema per prepararli culturalmente alla vaccinazione anti-Covid», aveva spiegato il docente di Roma Tor Vergata, chiarendo che le popolazioni africane «sono culturalmente resistenti alla vaccinazione» ed è «inutile fare arrivare milioni di dosi se non si è preparato un certo terreno culturale».

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