Galli della Loggia, la replica di Marco Tarchi: «La destra italiana sconta l’ostilità delle èlites»

giovedì 3 Giugno 19:20 - di Francesca De Ambra
Marco Tarchi

L’ostilità delle èlites? Un dato vero, non certo un’ossessione del centrodestra, men che meno di Fratelli d’Italia. A sostenerlo, un politologo come Marco Tarchi, intellettuale lontano anni luce dalle camarille dei partiti nonostante un impegno giovanile a destra, tanto appassionato quanto eretico. Ora insegna Scienze Politiche all’Università di Firenze ed è tra i maggiori studiosi dei movimenti legati al populismo e al sovranismo. Ci sarà perciò da credergli quando imputa alla «ostilità di lunga data degli ambienti di élites verso tutto ciò che non sta a sinistra del centro» la difficoltà del centrodestra di trovare candidati sindaci di spessore.

Marco Tarchi intervistato dall’Huffington Post

«La colpa delle destre – dice ancora Tarchi all’Huffington Post – consiste nel non aver mai voluto tentare un’azione contro-egemonica». Nell’intervista del professore al blog diretto da Mattia Feltri riecheggia anche il paragone tra FdI e M5S effettuato ieri da Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Tarchi lo accetta «solo in parte». FdI, spiega, «ha storia breve e genealogia lunga, ed è composto non da gente comune ma da politici di professione». «Se mancano candidati sindaci di spicco», sottolinea, non dipende tanto dalla «qualità politica» della classe dirigente quanto «dall’ostilità delle èlites». «Un ostilità – rimarca – spesso degenerata nella demonizzazione e nell’emarginazione».

«Ok alla Meloni con i conservatori»

Quanto all’invito di Galli della Loggia a Giorgia Meloni  a non lasciarsi irretire dalla retorica dei poteri forti e dei salotti, il politologo lo ritiene semplicemente irricevibile. «Ai poteri forti – risponde – occorre mostrare un volto tutt’altro che accondiscendente, se non si è nei loro favori. È l’unico modo per poter giungere a compromessi accettabili. Altrimenti se ne viene fagocitati». L’implicito invito che lui rivolge alla Meloni è invece quello di continuare a curare i rapporti internazionali negli ambienti conservatori. Li definisce «molto meno demonizzati di quelli nazionalpopulisti». In più, conclude Marco Tarchi, «potrebbero servire da tramite per altri agganci».

 

 

 

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