Dopo la Slovenia, un caso di “febbre del topo” a Gorizia: ecco i sintomi e come prevenirli

venerdì 18 Giugno 20:12 - di Lorenza Mariani
topo

Non c’è limite alla spregiudicatezza celata sotto il pannicello caldo della ricerca e del progresso. Ed evidentemente non bastavano gli esperimenti sui pipistrelli. Ora, infatti, i cinesi si rendono autori di un altro aberrante esperimento alla Frankenstein. Un obbrobrio annunciato in grande spolvero. Con una relazione in cui il dipartimento di Medicina dell’Università della Marina, a Shanghai, ha rivelato in questi giorni che i suoi ricercatori sono riusciti a «costringere a partorire dei roditori maschi». Una gravidanza artificialmente indotta dall’uomo sugli animali di sesso maschile. E conseguita dopo studi di laboratorio effettuati in quattro fasi. Già, i topi: notoriamente cavie da laboratorio che, guarda caso, proprio in questi giorni sono al centro di un nuovo allarme che, dalla vicina Slovenia, ha superato il confine con la Venezia Giulia, insidiando la zona di Tarnova e Aidussina, dove si moltiplicano i contagi da “febbre del topo”.

Il topo, dall’esperimento cinese all’infezione da Hantavirus

Un caso è stato appena registrato in Friuli-Venezia Giulia. Si tratterebbe di un caso “importato” dalla vicina Slovenia, dove sembra che il problema stia diventando più serio ogni giorno che passa. tanto è vero che, secondo quanto riferito dal Piccolo e rilanciato da molti siti, sarebbero già oltre 200 le persone contagiate dall’Hantavirus – una malattia trasmessa dai topi – molte delle quali ricoverate in ospedale. Una situazione che all’interno dei confini sloveni sta già rischiando di degenerare e di cui si temono ripercussioni anche all’interno dei nostri confini dato il fitto rapporto di scambi che intercorre tra i due Paesi in questione.

Un contagio da “febbre del topo” in Friuli Venezia Giulia importato dalla Slovenia

In questo senso il caso dell’uomo contagiato in Italia, è emblematico. Lo sloveno, che vive e lavora nel nostro Paese, si è presentato pochi giorni fa al Pronto soccorso di Gorizia con sintomi che sono apparsi subito come quelli tipici dell’Hantavirus, peraltro molto simili a quelli del covid: la malattia comunemente nota come “febbre del topo”, dura solitamente dalle due alle quattro settimane. E si manifesta con un sensibile rialzo della temperatura corporea, brividi, mal di testa, forti dolori al fianco e all’addome, dolore ai bulbi oculari, congiuntivite, rossore al viso. In taluni casi, poi, le malattie da Hantavirus possono essere caratterizzate da coinvolgimento renale (nefrite) ed emorragie, oppure da una sindrome polmonare.

Sintomi e malattia: ecco come si trasmette e come prevenire la “febbre del topo”

Come spiega allora il Ministero della Salute e riferisce, tra gli altri, il sito di Fanpage, «l’infezione da Hantavirus avviene per diretto contatto con feci, saliva e urine di roditori infetti ma anche per inalazione dei virus attraverso escrementi di roditori». Ma anche con il morso di un topo (circostanza assai rara) e quindi entrando in contatto con la saliva del roditore. Oppure toccando il terreno contaminato. Come prevenire il contagio? Col solito modo: lavandosi frequentemente le mani e cercando di non sedersi per terra nelle zone colpite. E, cosa più importante di tutte, il patogeno che caratterizza questa patologia non si trasmette da uomo a uomo, ma soltanto da animale a uomo.

 

 

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