Da Carofiglio a Gassman, i radical chic pazzi per la patrimoniale. E chi disapprova non capisce nulla

lunedì 14 Giugno 18:54 - di Chiara Volpi
patrimoniale Gassman Carofiglio

Patrimoniale, i radical chic sono in pressing. Alessandro Gassman ieri. Gianrico Carofiglio oggi: entrambi sposano la “causa rossa” della patrimoniale rilanciata da Letta e subito cestinata dal premier Draghi. Ma il coro di pseudo buonisti non si arrende: e armati di argomentazioni propagandistiche e di perifrasi stucchevoli, l’attore e lo scrittore lanciano un amo al segretario del Pd. E alla sua anacronistica proposta. Guai a contraddirli perlatro: nei giorni scorsi, chi ci ha provato, almeno sui social, è finito nel mirino dell’ortodossia di sinistra. Quella ammantata dal pannicello caldo del buonismo d’accatto, e piegata al dogma del risentimento sociale. Un nome su tutti: Simona Ventura.

Da Carofiglio a Gassman tutti pazzi per la patrimoniale

La conduttrice, infatti, come riporta Il Giornale in un servizio delle scorse ore, al cinguettio del figlio d’arte che recita: «In momenti difficili, chi ha molto può – e secondo me dovrebbe – dare a chi è in maggiore difficoltà. Nel nostro Paese, chi è da anni in maggiore difficoltà sono i giovani. #patrimoniale», si limita a replicare: «Io invece credo che i giovani abbiano bisogno di opportunità da mordere, di sogni da realizzare, di ostacoli da superare. Basta assistenzialismo». Apriti cielo: scatta immediato il via all’insulto e all’invettiva. La vulcanica conduttrice sa difendersi da sé e lo fa: con grinta e a ragion veduta. Intanto, però, il dibattito infiamma i social.

Lo scrittore sale sul carro della crociata rossa

E così, anche lo scrittore Gianrico Carofiglio ci si tuffa. Naturalmente a partire dal dichiararsi concorde con l’amico di cordata Alessandro Gassman, sottolineando: «Non è solo una questione tecnica e fiscale, ma di etica sociale». Anche se, a stretto giro, correggendo il tiro aggiunge che la tassazione degli enormi patrimoni in una misura molto circoscritta «corrisponde ad un obbligo minimo di solidarietà senza il quale le società non si reggono». Motivo da cui, per Carofiglio ne consegue la necessità di modulare la patrimoniale «in forme ovviamente intelligenti e non punitive». Ossia?

E «chi si oppone o è strumentale o non capisce»

«Bisogna individuare – dice allora Carofiglio – chi può pagarla senza subire alcun contraccolpo sulla qualità della sua vita. Una persona che ha 500 o 1.000 appartamenti, e ce ne sono, – si chiede lo scrittore – che tipo di danno riporterebbe con la patrimoniale? Ovviamente nessuno. Mentre invece il beneficio che deriva dalla redistribuzione di questa piccola parte di enormi patrimoni è enorme sia per gli individui, sia per la società e l’economia. Nel senso che aumenta la possibilità di spendere e quindi produce crescita e sviluppo». E guai a confutare questa teoria o l’endorsement alla tassa: per lo scrittore, infatti, chi si azzarda a farlo o lo fa in modo «strumentale» o altrimenti dà segno di «una scarsa comprensione del problema». Insomma, o ti accodi al pensiero unico sbandierato dagli intellettuali di sinistra sulla vexata quaestio. O non capisci nulla…

 

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