Conte: «Voglio le scuse pubbliche di Beppe. E forse non basteranno». Si prepara il game over

sabato 26 Giugno 9:22 - di Redazione

Game over. Gli spazi per recuperare lo strappo tra Grillo e Conte al momento sono chiusi. L’ex premier non ha intenzione di tornare sui suoi passi. Dopo gli affondi velenosi del comico genovese. Non intende condividere la guida del movimento con un ‘padre padrone‘. E la sua esperienza pentastellata potrebbe chiudersi prima ancora di cominciare.

Conte: “Voglio le scuse pubbliche di Grillo”

Le parole di Grillo all’assemblea di giovedì con i parlamentari bruciano.  “Non me lo aspettato, l’ho sempre rispettato”, confida ai suoi l’avvocato. Che ora vuole le scuse pubbliche di Beppe. “E forse non basteranno”, avrebbe detto ai magnifici tre corsi a casa di Conte per tentare di ricomporre la rottura. Il ministro Stefano Patuanelli, Paola Taverna e il capogruppo M5S al Senato Ettore Licheri.

L’ex premier gela la mini-delegazione 5Stelle

“Ragazzi miei, se state convincendo Grillo a farmi una telefonata per chiedermi scusa in privato,  sappiate che a me non basta. Non basta una telefonata per sanare quello che ha fatto. E che ha detto. Se poi Beppe decidesse di farmi delle scuse pubbliche…”. Parole che, secondo il retroscena del Corriere della Sera, hanno gelato la mini-delegazione di ambasciatori. Che si trova davanti il muro dell’ex premier. “Non torno indietro”, ripete. Deluso e ‘ammaccato’ dallo show di Grillo.

La Taverna: non possiamo rinunciare a te

La baldanzosa vicepresidente del Senato all’ora di pranzo – ricostruisce il Corriere – aveva giocato la carta della mozione degli affetti. “Giuseppe, sono Paola”, aveva detto al telefono la Taverna. “Ti devo dire una cosa. Sappi che io non posso rinunciare al Movimento. Ma sappi che non posso rinunciare neanche a te. Possiamo venire a casa tua?”. Sforzi inutili.

Il braccio di ferro sullo statuto è insanabile

La visita al leader in pectore, blindato nella sua abitazione, è una missione inutile. A nulla servono le formule escogitate per ricomporre lo strappo. Un incontro a due, un rocambolesco ritorno a Roma di Beppe,  una nuova assemblea. Una passeggiata romantica.

Il braccio di ferro sullo statuto  si è trasformato in una frattura grave e forse insanabile. E Conte è pronto a togliere il disturbo. “Se poi Beppe decidesse di farmi delle scuse pubbliche”. Lunga pausa. Poi la doccia fredda. “Comunque non credo che la convivenza tra me e lui sia ancora possibile». Sulla diarchia che il garante ha voluto riportare nell’agenda del Movimento (“Non sono un cogl…e”), l’avvocato è pronto a calare il sipario. Insomma le scuse pubbliche sono la condizione per riaprire il discorso.

“È stato Grillo  a propormi di fare il leader”

“Le hai viste, no, le carte del nuovo statuto?”, dice a Di Maio al telefono. “Là dentro c’erano i pieni poteri per me, come va dicendo in giro qualcuno? O un meccanismo di pesi e contrappesi?. Io non mai chiesto nulla a nessuno”, ripete Conte. “È stato lui, insieme a tutti gli altri, a chiedermi di fare il leader e di rinnovare il movimento”.

Se il week end non porterà a miti consigli, il leader in pectore lunedì annuncerà il suo addio. Con una conferenza stampa. “E comunque non attaccherò personalmente Beppe», ragiona a voce alta. Quasi a ripassare mentalmente l’arringa finale.

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