Conte mette un piede fuori dal M5S e attacca Grillo: «Non sarò mai il tuo prestanome»

lunedì 28 Giugno 19:16 - di Michele Pezza
Conte

È presto per dare ragione all’ex-renziano Matteo Richetti, ormai convinto che la «buffonata tra Grillo e Conte sia finalmente giunta ai titoli di coda». Di certo c’è che i toni usati dall’ex-premier nella conferenza-stampa convocata al tempio di Adriano non sono proprio da sit-com, come quelli di Casa Vianello. Tutt’altro. Conte ha parlato chiaro: «No a una leadership dimezzata. Una diarchia non sarebbe funzionale». Dichiarazioni che sembrano cannoneggiare il fortino in cui si è asserragliato Beppe Grillo. Il sedicente Elevato non vuole mollare la presa e pensa a Conte come una mano di pittura sull’ormai fatiscente facciata del M5S. Ma Giuseppi è di diverso avviso. «Non credo – ha scandito davanti ai giornalisti – che abbia senso imbiancare una casa che necessità di una profonda ristrutturazione».

Conte: «Non mi presto a operazioni di facciata»

Detto fuor di metafora: «Non mi presto ad operazioni di facciata». Parole che impongono a Grillo di rispondere a stretto giro di posta. «Spetta a lui decidere se essere il genitore generoso che lascia crescere la sua creatura o il genitore padrone», ha detto Conte con tono da ultimatum. Al Fondatore non sbatte la porta in faccia («il Garante aveva prima e avrà anche adesso la possibilità di sfiduciare il leader sottoponendolo al voto della base») ma, ha avvertito, «no allo schema di un leader ombra affiancato da un prestanome. Quel prestanome non potrò mai essere io». Quindi, il guanto di sfida lanciato sotto forma di appello ai militanti. «Alla comunità 5stelle – ha detto – chiedo di partecipare a una valutazione di questa proposta di Statuto e di esprimersi con un voto. Non mi accontenterò di una risicata maggioranza. Mi metto in discussione».

«Ora decida la base»

Decida la base, insomma. Tanto più che Conte ha tenuto a sottolineare di aver avuto «un fittissimo scambio di mail» con Grillo e di aver accolto «un buon numero delle sue osservazioni». Una premessa per dare più enfasi alla parte finale della dichiarazione. «Le altre – ha infatti puntualizzato – non possono accoglierle, perché alterano questo disegno e creano confusione di ruoli e di funzioni». È tutto nero su bianco. Lui stesso consegnerà domani mattina i documenti elaborati a Grillo e a Vito Crimi chiedendo di diffonderli. «Sono – ha concluso – condizioni imprescindibili del mio impegno».

 

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