Variante indiana, ora Roma trema: e non solo per i voli. Monitorati i quartieri dove vivono i Sikh

martedì 4 Maggio 11:48 - di Lara Rastellino
variante indiana a Roma

Variante indiana, dopo la provincia di Latina, ora a tremare è Roma. Nonostante il governatore Zingaretti rassicuri sulla situazione in corso, tornato ieri a ribadire che «il caso di Latina conferma che nel Lazio c’è un ottimo sistema di tracciamento». E che «sta funzionando molto la collaborazione con prefettura, forze dell’ordine ma anche con la stessa comunità indiana che ha tutto l’interesse a circoscrivere i casi», ora l’allarme sulla possibile circolazione del virus nella sua ultima mutazione spaventa non solo i romani, ma anche gli stessi indiani della capitale.

Variante indiana, ora Roma trema

Poco più di 16.000 anime, fa sapere il Messaggero, «sparsi tra l’Esquilino, Tor Pignattara, il Prenestino o Torre Angela». E doppiamente spaventati: di passare da untori e di venire a loro volta contagiati dai loro connazionali di rientro a Roma dall’India, il gigante asiatico dove il Covid sta imperversando in maniera macroscopica, e viaggiando al ritmo di 3500 morti al giorno. «Non a caso – spiega allora il quotidiano capitolino in un esaustivo pezzo di aggiornamento sulla situazione – in due aree dove è maggiore la loro presenza, Piazza Vittorio e dintorni o Tor Pignattara, chi viene dal Subcontinente indiano tende a mimetizzarsi. Riduce al minimo gli spostamenti. Si guarda intorno pur continuando la propria vita e le proprie attività, per lo più nel terziario».

La duplice paura della comunità indiana della capitale

Dopo il monitoraggio attivato sulla provincia di Latina. E il caso di Sabaudia zona rossa, ora il tracciamento scatta anche nella capitale. A partire proprio dalle cinque comunità Sikh presenti a Roma. Che, racconta sempre il Messaggero, si sarebbero già attivate, a prescindere dagli interventi delle autorità locali, «a fare i tamponi (o meglio a prenotare i test). A fissare gli appuntamenti per i vaccini. Ad aiutare le famiglie che hanno ancora alcuni membri in India. Come a garantire che chi è arrivato da poco se ne stia in quarantena». Di sicuro, peraltro, fan ben sperare il dato secondo cui, delle 23 positività al test molecolare riscontrate fra i passeggeri e membri dell’equipaggio del volo AI 1123 prevenente dall’India, atterrato a Fiumicino il 28 aprile, una sola presentasse tutte le mutazioni tipiche della variante indiana B.1.617. Compresa quella nella proteina Spike in posizione 484, oggetto di attenzione. Ma può bastare?

Il timore dei commercianti e le zone a rischio

Così come, ci si chiede: il volo pin calendario oggi a Fiumicino proveniente da New Delhi è stato cancellato. Ma ce ne sono almeno altri due dall’India, in programma per giovedì e venerdì, su cui ancora si deve decidere e che restano in attesa di una programmazione definitiva. E comunque, arrivi e ritorni dal gigante asiatico a parte, il timore che la variante indiana prenda piede nella capitale cresce di ora in ora. A partire proprio dalla comunità che a Roma conta associazioni, mediatori culturali, il centro rifugiati di via degli Astalli, minimarket e quant’altro, cresce di giorno in giorno. Tanto che, riferisce infine il Messaggero, nel suo minimarket «Baldev ammette di avere paura. Quando vedo un indiano che non conosco, aumento la distanza di sicurezza prima di servirlo e gli chiedo da quanti giorni è in Italia». Così come, appena più avanti,  una commerciante italiana rileva: «Qui la paura di contagiarsi aumenta giorno dopo giorno».

L’epidemiologo Ciccozzi: «Quella indiana è una variante che ha due mutazioni particolari»

Ma cosa sappiamo al momento della variante indiana? Ancora troppo poco, ci sembra di dedurre dalle dichiarazioni degli esperti. Tra i quali, per esempio Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità epidemiologica dell’università Campus Biomedico di Roma, giusto ieri ha spiegato che i« dati sulla variante indiana di coronavirus Sars-CoV-2 ancora non li abbiamo. La stiamo studiando e credo che i nostri risultati li avremo entro la fine della settimana». «Per ora comunque – ha rassicurato l’esperto – siamo tranquilli perché il vaccino ancora la copre». Quella indiana, però, ha poi aggiunto Ciccozzi, «è una variante che ha due mutazioni particolari. Queste due mutazioni agiscono in coppia: e una rinforza l’altra. Questo significa maggiore stabilità. Contagiosità. E che potrebbe essere un problema per quanto riguarda l’efficacia anticorpale e quindi vaccinale. Anche se un problema limitato, ha concluso l’epidemiologo, «a qualche punto percentuale»...

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