“Salvini? Deve andarsene lui…”. La manovra di Letta per tornare al Conte 2: il retroscena

sabato 8 Maggio 10:54 - di Adriana De Conto
Salvini Letta

Che Enrico Letta consideri Matteo Salvini un intruso nel governo Draghi è chiaro a tutti. Che non perda occasione per cercare la rissa nemmeno. Che stia preparando una “strategia di guerra” precisa è invece un retroscena denso di sviluppi che il Giornale descrive nei particolari, raccogliendo umori tra i dem e i grillini. Ormai la mission del leader Pd è “accelerare” per  spingere il leader della Lega  fuori dal governo. Lo scopo è fare la “parte del leone” nella maggioranza e rendere il governo Draghi molto simile al Conte 2. Fonti del quotidiano di Sallusti parlano chiaro: nel Pd non sognano altro:   “Se uscisse dalla maggioranza? Magari…”, afferma qualche deputato dem. la stretegia, però, è far sembrare che la “colpa” sia dello stesso Salvini. “Mica lo cacciamo, se lui decide di andarsene non potremmo certo disperarci per trattenerlo”: è il ragionamento confidato da alcuni esponenti dem.

La “guerra” di Letta contro Salvini: la strategia

Dunque, Letta per non in dossare i panni del “buttafuori” metterà sul piatto del dibattito politico temi sempre più urticanti e divisivi per la sensibilità della Lega. Sta giàa avvenendo con il ddl Zan è stato il primo passo. “I cosiddetti temi divisivi non devono investire il governo, ma riguardano l’attività parlamentare”, affermano i dem, che si illudono di non intaccare la stabilità della maggioranza. Il prossimo fronte di scontro sarà quello dei migranti. Con l’avvento della stagione estiva gli sbarchi riprenderanno  a passo di carica. Dunque, nel Pd sono in molti a scommettere che il segretario tornerà alla carica per l’approvazione dello Ius Soli. Letta aveva rilanciato il tema dall’inizio della sua segreteria, del resto. Quel che non regge è l’assicurazione che “nessuno vuole creare problemi a Draghi”, è il mantra autodifensivo, dei parlamentari.

La Lega risponde: è un tutti contro tutti

In realtà i problemi Draghi li avrà, anche perché non è che la Lega resterà a guardare. Infatti,  il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, ha fatto sapere che venderanno cara la loro pelle: “Anche noi potremmo mettere sul tavolo dei temi divisivi”. Il “tutti contro tutti” è dietro l’angolo. Anche perché su alcunui temi divisivi come lo Ius Soli, lanche altri pezzi di maggioranza la pensano diversamnete dal Pd, per esempio FI. Inoltre Salvini ha messo sul piatto politico la questione giustizia, alzando un muro con Pd e M5S.

La strategia di Letta contro Salvini destabilizza Draghi

La strategia di medio periodo di Letta – buttare fuori Salvini – si avvarrebbe di un alleato chiave, il M5S.  Per essere realizzato, secondo quanto apprende IlGiornale.it, “a Letta serve una spalla forte, un interlocutore solido, che al momento non c’è”. Già, il Movimento o quel che ne rimane attualmente è una nebulosa, un’incognita. E’ vero che, stando ai numeri attuali, “il Movimento 5 Stelle, volenti o nolenti, resta centrale”. Ma la guerra interna tra i grillini e il “triangolo” irrisolto Conte-Grillo- Casaleggio, fa del movimento un alleato debole per la  strategia del Nazareno: il futuro dell’ex premier  Giuseppe Conte è ancora avvolto nelle nebbie. Tuttavia i sogni bellicosi di Letta necessitano di Conte. Il sogno di realizzare il vecchio schema giallorosso è nei sogni di Letta: L’unico schema che può far fuori Salvini “per arrivare a una sorta di accerchiamento dell’avversario per favorire una rottura. Possibilmente prima del semestre bianco”.

Lo sfogo dei parlamentari grillini

E’ proprio il termine “sogno”, infatti che un esponente grillino evoca:  la possibile cacciata di Salvini dalla maggioranza? “Un sogno”, dice, un parlamentare del M5S al Giornale. Alla strategia si contrappone la contro-strategia di Salvini, che certo non ignaro dei desideri non tanto reconditi di cacciarlo dalla maggioranza, usa una tattica: logorare gli avversari, dando piena fiducia a Draghi: da qui non me ne vado.  “Fino a che c’è il lavoro da fare vado avanti, finché c’è da fare qualcosa di concreto non do scadenze”. Se Draghi non dorme sonni tranquilli citofoni al Nazzareno.  

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