Omofobia, il grande imbroglio: i numeri smentiscono il ddl Zan, l’emergenza è un pretesto

lunedì 10 Maggio 16:24 - di Valerio Falerni
ddl Zan

Silenzio, parlano i numeri. E non numeri qualsiasi, ma quelli citati dalla Rete Lenford, network di avvocati, praticanti e consulenti giuridici attivo nella difesa dei diritti Lgbt . Una “voce di dentro“, dunque, e come tale al di sopra di ogni sospetto se l’argomento è il ddl Zan. Bene, un report firmato da Stefano Chinotti, presidente del comitato “Pari opportunità” dell’Ordine degli avvocati di Bergamo, spiega bene come il frastuono mediatico intorno alla “Zan” sia inversamente proporzionale alla sua utilità. Fonte del report è l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori della Polizia di stato. Secondo l’Oscad, a fronte delle 2.532 segnalazioni pervenute tra gli anni 2010 e 2018, solo 197 riguardano «motivi omofobici». Praticamente, meno di 200 in otto anni. La stessa fonte riferisce di 82 episodi nel 2019.

Dati Oscad (Polizia di Stato): in 8 anni solo 197 casi

Parliamo di persone tutelate dal codice come ogni altro cittadino, quantunque il premiato caravaneserraglio de sinistra voglia far credere che chi insulta o aggredisce un omosessuale la faccia franca. Falso. Quel che la “Zan” pretende è l’introduzione nel codice di una specifica circostanza aggravante al fine di punire con pene più severe le pulsioni omofobiche all’origini di tali condotte sulla scorta di una pretesa emergenza platealmente smentita dai numeri. È vero, invece, che siamo in presenza di una legge “ideologica” del tutto sganciata dalle regali esigenze della società ed invisa persino a settori consistenti del mondo gay. Se proprio il Parlamento vuole distrarsi dalle incombenze imposte dalla pandemia, potrebbe interessarsi al tema delle tossicodipendenze e a come queste incidano sulla vita dei giovani. Qui davvero i numeri segnalano un’emergenza.

Ddl Zan, legge “ideologica”

Leggere, per credere, la relativa Relazione annuale del 2020 del Dipartimento delle Politiche antidroga di Palazzo Chigi. I dati contenuti nel capitolo concernente i consumi di sostanze stupefacenti nella popolazione studentesca sono impressionanti. Eccoli: «Secondo i risultati dell’ultimo studio, condotto nel 2019, sono 860.000 i ragazzi, pari al 33,9% degli studenti italiani, ad aver utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita. Il 25,9% ha riferito di averne fatto uso nel corso dell’ultimo anno (660.000 studenti). Tra questi, la maggioranza (90,1%) ha assunto una sola sostanza illegale. La quota restante è invece definibile come “poliutilizzatore”, avendo assunto due (5,5%) o almeno tre sostanze (4,5%)».

Sinistra a fari spenti sulla droga

Quanto al tipo di droga,  il rapporto è molto dettagliato: «La cannabis – vi si legge – rimane la sostanza illegale maggiormente utilizzata, seguono le Nuove Sostanze Psicoattive (New Psychoactive Substances – Nps), cannabinoidi sintetici, cocaina, stimolanti, allucinogeni ed eroina (…)». Centinaia di migliaia di giovani con licenza di fumo, di sniffata e di buco, a volte di suicidio, che però non “fanno emergenza”.  A differenza dei 24 casi annui di reati a sfondo omofobico certificati dalla Polizia. A conferma che il ddl Zan è solo un grande imbroglio.

 

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